Archivio per dicembre 2005

21
dic
05

Il misterioso caso della scomparsa del Nano Blues

Con un vago senso di terrore, figlio del fatto che questa mattina alle sette stavo congelando alla fermata dell’autobus dopo aver festeggiato l’ennesimo furto di una bici da parte di un nostro caro amico, esco a mezzogiorno e mezzo (tuttaltro che di fuoco) dal portone di Via 11 Settembre,dove mi trovavo comodamente al caldo, sdraiato sul divano, cercando di svegliarmi. La stilettata che il freddo mi imprime nelle budella non è delle migliori, ma io sono un guerriero, e il freddo mi serve per svegliarmi. Per questo bendo la ferita alla meno peggio e mi dirigo verso la fermata dell’autobus. Dopo 10 minuti di agonia, con cinque di ritardo, il 91, quello senza riscaldamento, si decide a passare. salgo infreddolitosull’autobus che parte ad andatura lenta lasciando aperta la porta posteriore. Quando sto per urlare, è la mia infermiera settantenne, quella che si era sincerata di quanto avessi freddo alla fermata, ad urlare all’autista con voce stridula degna della miglior nipote di Antonio "LA PORTAAAAAAAAAA!!!!!!". L’autista chiude, ma il gelo ormai mi è entrato nellevene e non accenna a passare. La mia inferiera si sincera di nuovo che io abbia freddo almeno quanto lei, e poi inizio a sfregarmi le mani una contro l’altra, sperando che prendano fuoco in barba ad ogni legge della fisica e della termodinamica. Arrivati all’Ospedale Maggiore sono talmente insensibile che mi sembra addirittura che l’autobus si sia scaldato. Il viaggio porsegue nell’insensibilità fino in stazione, dove scendo nel piazzale che sembra un forno rispetto a Calderara (ma perché?) e vado a comprarmi la mia dose quotidiana. Mi dirigo a piedi in direzione della Tana, maledicendo tutte le Agenzie Ippiche e il loro pessimo gusto di metterti in turno anche quando non vorresti, e pregustando il caffè della Tana, che probabilmente farò io, cercando di non bruciare un altro manico di plastica. Superato il Ponte dei Sospiri attendo con impazienza l’apparizione del Nano Blues. Il mio consueto amico del tragitto stazione-Tana dovrebbe essere là, con la solita canotta blu, a ricordarmi che il caldo e il freddo sono solo sensazioni, magari intonando questo assioma in un tristissimo assolo di sax tenore. E invece non c’è. Sono colto dalla disperazione. Cosa gli è successo, dove è finito? Preoccupato accelero il passo verso il bar dove suona, dove suona sempre, e arrivato alla vetrina finalmente capisco tutto. E’ solo dentro. Anche per il Nano Blues oggi era troppo freddo. Attraverso il vetro, sotto lo sguardo un pò indagatore del barista, osservo il Nano Blues che con la sua canotta, la sua ascella pezzata, il suo sax, inotna per me il tristissimo Blues del 91. Tutti pensano che si parli dell’anno 1991 e non fanno troppe domande. Ascolto per qualche secondo, saluto il nano che mi fa un cenno con la testa, mi ricorda che stasera il Re si esibisce dal vivo, e mi avvio verso l’agognato caffè. Cavoli,questa sì che è un’allucinazione sonora. Ed occhio alla strofa in grassetto, al Nano Blues piace molto.

ROBBIE WILLIAMS

COME UNDONE

So unimpressed but so in awe
Such a saint but such a whore
So self aware so full of shit
So indecisive so adamant

I’m contemplating thinking about thinking
It’s overrated just get another drink and
Watch me come undone

They’re selling razor blades and mirrors in the street
(come undone)
I pray that when I’m coming down you’ll be asleep
(come undone)
If I ever hurt you your revenge will be so sweet
Because I’m scum, and I’m your son,
I come undone
I come undone

So rock and roll, so corporate suit
So damn ugly, so damn cute
So well-trained, so animal
So need your love, so fuck you all

I’m not scared of dying
I just don’t want to
If I stop lying I’d just disappoint you
I come undone

They’re selling razor blades and mirrors in the street
(come undone)
I pray that when I’m coming down you’ll be asleep
(come undone)
If I ever hurt you your revenge will be so sweet
Because I’m scum, and I’m your son,
I come undone

So write another ballad
Mix it on a Wednesday
Sell it on a Thursday
Buy a yacht by Saturday
It’s a love song
A love song

Do another interview
Sing a bunch of lies
Tell about celebrities that I despise
And sing love songs
We sing love songs
So sincere

(come undone)
They’re selling razor blades and mirrors in the street
(come undone)
I pray that when I’m coming down you’ll be asleep
(come undone)
If I ever hurt you your revenge will be so sweet
Because I’m scum and I’m your son
I come undone
I come undone
I come undone, yea, yea, yea
Love your son
I am scum
I am scum
I am scum

16
dic
05

Ieri non ho dormito. Sarà perché pè tempo di bilanci, come sostiene la ben nota Voce nella Notte (a proposito, ha ragione Zelda, si parlava del 2004), ma più probabilmente perché dovevopensare a cose più importanti. Se parliamo di bilanci comunque mi viene in mente solo questa citazione: Hai già trentadue anni e non hai combinato niente. Gesù Cristo è morto e risorto a trentatré. Ti conviene darti da fare. Chiaro che poi, dopo averci rifelttuto per una notte e un giorno, aver pensato di aver fallito in molte cose, mi venga in mente anche quest’altra citazione: Fallire la propria vita è un diritto inalienabile. Chiaro poi che non mi possa dare risposte sensate sul Senso della Vita o roba del genere. Ricordo che c’era un gran bel film, che non danno in tv da secoli, si intitolava St. Elmo’s Fire, e uno dei protagonisti passava l’intera durata del film a cercare il senso della vita, e quando lo trovava, pubblicava un articolo sul giornale per spiegarlo. Che cagata. A questo preferisco i Monty Python: Ed ecco il significato della vita. Beh non e’ niente di speciale. Siate gentili con il prossimo, non mangiate i grassi, leggete un buon libro, fate passeggiate e cercate di vivere in pace e armonia con gente di ogni fede o nazione. Anche Jurassic Park però ci è maestro su cosa aspettarci dal mondo che ci circonda: Dio aiutaci. Siamo nelle mani di ingegneri. Alla fine, mi rendo conto che è solo una questione di scelte. Le contingenze, il mondo che ti circonda, spesso non servono a molto. Sono convinto che il mondo non è come lo fai, ma la tua vità si. Conla giusta volontà si può arrivare dappertutto (salvo ostacoli non dipendenti dalla propria volontà.). Alla fine si tratta di scegliere, perché "una cosa è conoscere la strada giusta, altra cosa è imboccarla." Guardo troppi film, e spero sempredi non comportarmi nella vita come nei film che guardo. Sarebbe davvero triste, anche se in fondo facciamo tutti del cinema.

FRANCESCO GUCCINI

DOVEVO FARE DEL CINEMA

Certo, ha ragione il signore se dice che siamo in un film
dell’ ultimo periodo,
dove i banditi pentiti confessano se non li processano
e così fra le macchie di sangue la vita è la solita
e fa "audience" se in più c’è la scena del killer che vomita.
Sa com’è? E’ bello fare del cinema
anche se, lì da imputato, c’è qualcuno che crede di esser nel cinema muto,
è bello fare del cinema,
ma piuttosto che sparare siam rimasti nascosti a guardare.
A guardare cos’è che ci aspetta alla fine del tunnel,
dei riflussi riflessi su certi pacchetti di Camel,
quando tutto è soltanto un riassunto di modi di dire,
quattro quarti di noia disposta comunque a finire;
l’ inflazione però non finisce e ci rende cattivi,
non c’è niente che valga la pena e così siamo vivi.
Ma che cos’è che ci fa fare del cinema?
Forse questa depressione o l’ istinto di conservazione.
Noi, si va a fare del cinema,
quando vivere è un problema rifacciamo da capo la scena…
Sì, devo dire che ha proprio ragione il signore,
c’è una crisi tremenda che investe l’ intero settore;
è che il pubblico vuole si parli più semplicemente,
così chiari e precisi e banali da non dire niente.
Per capire la storia non serve un discorso più grande:
signorina cultura si spogli e dia qui le mutande.
Sa com’è, lei, deve fare del cinema,
mica roba pervertita, ma un soggetto che serva alla vita;
facciamo tutti del cinema,
ma piuttosto che parlare si rimanga nascosti a pensare…
Ma il gestore di un piccolo cine di periferia
mi diceva che è tutta la vita che aspetta un’ idea,
un’ idea piccolina che verso il finale si evolve
nella madre di tutte le storie, l’ idea che risolve;
quel soggetto che senti nell’ aria e potrebbe arrivare
proprio quando hai già chiuso il locale e cambiato mestiere:
sa com’è, è bello fare del cinema,
tanto, sa, facciamo tutti del cinema…

13
dic
05

Blurp. Blurp. In realtà la Lava Lamp che sto fissando dalle 2 del mattino non fa questo rumore, o almeno io non lo sento dal letto. Me ne sto qui sdraiato e il mio sguardo passa dal soffitto alla lampada. Blurp. Di fianco alla lampada, in ordine sparso, conto dieci pacchetti di Camel vuoti e uno pieno, due accendini ormai senza gas e uno funzionante, una carta di Galak, due bicchieri e la tazza della Scozia, vuoti, un posacenere pieno. Dovrò ripulire la scrivania. Ma in realtà penso ad altro. Ritorno a guardare il soffitto e mi chiedo dove sarò tra un anno. Diciamo che lo scorso anno mi chiedevo la stessa cosa guardando lo stesso soffitto, e pensavo che avrei almeno messo un lampadario nella stanza, ma il tubo elettrico sottotraccia ancora sbuca fuori dalla muratura, e i fili elettrici reggono ancora la stessa lampadina di un anno fa. Blurp. Sapete, non è che io non nutra sogni o aspirazioni, o meglio, li ho nutriti. Per anni ho pensato che un giorno avrei mantenuto tutte quelle promesse che a cicli regolari mi faccio una mattina in cui mi sveglio e credo di aver fatto una cazzata davvero troppo grossa stavolta. Mi è successo centinaia di volte,e di promesse me ne sono fatte migliaia. Ne ho mantenute davvero poche. Alla fine, un giorno, mi sono svegliato e ho scoperto di essere ormai un pò troppo avanti per realizzare qualsiasi cosa avessi in mente qualche anno fa, e che avevo nella valigia sotto il letto troppe promesse non mantenute per poterne ancora fare. Non so se questo sia esattamente l’equivalente di invecchiare, io non mi sento invecchiato, ma di sicuro significa qualcosa. In fondo poi non si sa mai. Magari tra qualche giorno mi sveglio e con un colpo di fortuna la mia vita potrebbe cambiare d’improvviso, e mi potrei ritrovare, che so, in un altro pianeta. Ma questo succede solo nei film. Insomma, stavolta che si fa? Davvero, inizio ad essere stanco di essere senza capo nè coda, di non avere più una strada da seguire. Perché va bene prendere sempre quella meno battuta, ma inoltrarsi nel bosco dove non c’è nemmeno una mulattiera, ci si perde. E io lo so bene. Avrò avuto dieci anni, più o meno. A quei tempi i miei avevano già una casa in affitto nei pressi di Cingoli, quartiere l’Avenale, dove è nata mia madre. La casa era sperduta in mezzo al nulla, sul crinale di una collina (quasi montagna, a circa 650 metri), ed eravamo circondati da boscaglia e pascoli. Un pomeriggio io, mia cugina e due nostri amici di allora (che non vedo più da oltre dieci anni, e mia cugina ormai da due. Non conosco nemmeno mio nipote), ci incamminammo in mezzo alla boscaglia. Ci divertimmo molto e la passeggiata ci consumò le energie mentre ci rincorrevamo in mezzo all’erba ed esploravamo nuovi anfratti seguendo il movimento di lucertole o altri variopinti animaletti che popolavano la zona. Quando fummo troppo stanchi accadde che volevamo andare in casa a bere qualcosa. Ma non sapevamo da che parte andare. Presi dalla disperazione, seguimmo il primo senitero che era a portata di mano, e lo percorremmo fino alla provinciale, sbucando a circa 5 chilometri dalla casa.  Ritornammo indietro e a metà strada fummo ritrovati dai nostri genitori che ci riportarono a casa, stanchi, assetati, ma divertiti. Ecco, ora guardo la mia stanza e mi sento un pò come quel giorno. Certo, mi sto divertendo, ma probabilmente è ora di trovare una strada da percorrere, e che sappia dove va a finire. Anche perché stavolta, con ogni probabilità, i miei non verranno sulla 127 gialla a caricarmi e portarmi a casa. Anche se saranno indubbiamente preoccupati. Lo sono da 30 anni, anche quando non c’è motivo (molto di rado, a dire la verità). Blurp.Oppure posso passare ancora qualche ora fissando la lampada, guardare le bolle verdi salire e scendere in continuazione, pensare che per l’anno prossimo ci sarà un lampadario in questa stanza. E’ probabile anche che manchi io in questa stanza, e che un lampadario ci sarà davvero, ma io non lo fisserò da questo letto. Per adesso vediamo di seguire le lucertole.

PETER GABRIEL

SOLSBURY HILL

Climbing up on Solsbury Hill
I could see the city light
Wind was blowing, time stood still
Eagle flew out of the night
He was something to observe
Came in close, I heard a voice
Standing stretching every nerve
Had to listen had no choice
I did not believe the information
(I) just had to trust imagination
My heart going boom boom boom
"Son," he said "Grab your things,
I’ve come to take you home."

To keep in silence I resigned
My friends would think I was a nut
Turning water into wine
Open doors would soon be shut
So I went from day to day
Tho’ my life was in a rut
"Till I thought of what I’d say
Which connection I should cut
I was feeling part of the scenery
I walked right out of the machinery
My heart going boom boom boom
"Hey" he said "Grab your things
I’ve come to take you home."
(Back home.)

When illusion spin her net
I’m never where I want to be
And liberty she pirouette
When I think that I am free
Watched by empty silhouettes
Who close their eyes but still can see
No one taught them etiquette
I will show another me
Today I don’t need a replacement
I’ll tell them what the smile on my face meant
My heart going boom boom boom
"Hey" I said "You can keep my things,
they’ve come to take me home."

 

08
dic
05

Restyling

Se passate di qui con una certa frequenza avrete notato l’anzianità del template di queso blog. A me piace molto così com’è e non lo cambierei mai, ma ci sono alcune funzionalità che sarebbe carino avere, come ad esempio l’elenco degli commenti recenti, o il lik al mio album fotografico. Visto che non ho nè tempo nè voglia di capire come farlo in html, questo comporterebbe cambiare il template del blog, perché quello attualmente in uso non c’è più :-( (( Chiedo quinid a tutti quelli che passano di qui di lasciare un commentino, dicendomi se preferiscono vedre il vblog in versione differente o lo trovano bello così com’è. Io preferisco l’essenzialità di questo, e le righe nere mi piacciono troppo, ma alla fine, l’importante è che ci si trovi bene chi viene a trovarmi qui, questa non è la mia casa, è il salotto delle chiacchiere, e deve essere confortevole per tutti. Ditemi cosa ne pensate. In fondo, per dirla con gli EARTH, WIND AND FIRE bisogna saper accettare le novità.

THE CHANGING TIMES

As you discover changing times
You must have the strength to endure
As you discover changing world
You can’t be guessing, you must be for sure
In these ever changing times
You must learn to stand up on your own

Life has so much to show you
You must be ready for the new
Space on the strife, fix up your life
Space on the strife, fix up your life

As you discover changing times
It’s not so bad as you will find
As you discover changing world
A new direction you must keep in mind

Life has so much to show you
You must be ready for the new
Space on the strife, fix up your life
Space on the strife, fix up your life

We go through so many changes
As we learn to grow

07
dic
05

SOLO UN BACIO

4 NOVEMBRE 2004, SEMPRE LO STESSO GIOVEDì (continua ancora): Con l’amica inquietudine ridiscendo lungo Via Rizzoli, stavolta dalla parte senza portici, ammirando le due torri che si alzano storte verso il cielo. Le pile traballani di mattoni. Arrivato alla piccola piazzetta dove c’è l’ultima libreria che sia disposto a visitare prima di arrendermi. Questa la chiamano libreria, ma intendiamoci: è un vero supermercato del libro, mancano solo i carrelli. Ad ogni modo qui la roba è divisa in sezioni sensate, e i manuali per giovani yuppie almeno sono nella sezione manuali (50 x 190 cm.), e non sotto altro. Mi fermo un bel pò alla sezione storia. Ormai ho rinunciato all’idea dei culti misterici, ma un libro di Duby che ancora mi manca ci sarà pure. Purtroppo mi devo ricredere. Non c’è. In compenso mi soffermo pensieroso davanti a "L’Antico Regime e la Rivoluzione" di Alexis de Tocqueville. Ricordo quel libro. Ci feci una relazione alle superiori e ci presi un bel 7,5. Sarò stato perché Tocqueville era moderatamente critico verso la rivoluzione francese, ed io lo fui esageratamente nella relazione, sarà che facevo propaganda elettorale col professore di Storia, ma gli piacque. Faccio due conti e decido che 25 euro per 1028 pagine non sono disposto a spenderli. Così, ormai deluso e pensando che non troverò mai nulla, mi dirigo verso l’uscita, quando vengo attratto da una nuova edizione del Ritratto di Dorian Gray. Dovete sapere che avevo già letto Dorian Gray. L’avevo letto in una edizione Fabbri da edicola, tradotta da cani, quando ero alle medie. Il libro era minuscolo (circa 5x 7 cm.) e avevo dovuto usare la lente d’ingrandimento. Prezzo dell’edizione in questione 7,5 Euro. Si può fare. Lo compro giusto per dire che non avessi fatto un giro di librerie senza acquistare nulla, e in fondo mi è andata bene. L’ultima volta che feci una cosa del genere comprai Madame Bovary di Flaubert, e ho ancora i conati a pensare a quello schifo di libro. Ad ogni modo non sono propriamente soddisfatto, e manca ancora un’ora all’appuntamento aperitivo con APV e l’Aurora. Dovrò trovarmi qualcosa da fare. Ci penso mentre risalgo Via Rizzoli, di nuovo evitando i portici. Potrebbe altrimenti venirmi la tentazione di uno dei due fast food in cento metri. Arrivato di nuovo alle spalle del Dio Nettuno, decido che guardare le persone dalle scale di Palazzo Re Enzo, mentre fumo la decima, o giù di lì, Camel della giornata può essere abbastanza improduttivo, ma sufficientemente perverso, per i miei gusti. E così eccomi. Seduto sulle scale di un Palazzo Reale (nessuno a Bologna credo ci pensi, ma Palazzo Re Enzo è una piccola Versailles) mentre fisso persone sconosciute che fanno varie cose. Ci sono i due ragazi nordafricani che ridono felici ad una battuta incomprensibile per me. C’è il gruppo di sedicenni che fa più rumore degli altri cento presenti in Piazza. C’è persino della musica che proviene a tutto volume da Piazza Maggiore. Non so perché, ci sarà, immagino, un concerto commemorativo per la Liberazione di Bologna. Certo, non credo che ai Metallica (Master of Puppets), o ai No Doubt (It’s My Life), che li seguono, interessi molto della liberazione di Bologna, e probabilmente su quel palco saliranno i Nomadi, stasera. Continuo a guardarmi intorno cercando l’immagine che mi riconcili con una vita oggi avara di soddisfazioni. Ed eccola. La mia catarsi finale. La definitiva immagine che per oggi mi darà l’allegria necessaria. Sulla scalinata di fronte a quella dove sono seduto ci sono qualche decina di ragazzi. Tutti seduti tranne due. E’ la scalinata della Sala Borsa, ma non mi interessa l’ingresso a quella che dovrebbe essere una biblioteca, nè mi interessano le corone di fiori sotto le foto partigiane, pure ben visibili. Quello che colgo, che mi attrae, che mi inchioda con la sigaretta a mezz’aria è l’interazione i corso tra un ragazzo ed una ragazza, in piedi su quella scalinata che avevo già percorso prima nel pomeriggio. Avranno poco più di vent’anni, e sono avvinghiati l’uno all’altra. Si baciano. In sè la cosa non ha nulla di eccezionale. Nello stesso momento altri milioni di persone si stanno baciando nel mondo, ma questo bacio è mio, ed è un bel bacio. Di quelli pieni di passione. Di quelli che trasmettono passione. Di quelli che ti fanno pensare "Vorrei essere al loro posto". I due si stanno impegnando (lingua, mani un pò dappertutto, occhi chiusi), ma non si baciano in modo frentico, come quelli che consumano troppo in fretta un bene prezioso. Lo fanno lentamente, assaporando ogni millisecondo di quel momento che li unisce, che fa loro desiderare di non staccarsi più dalle labbra dell’altro. Come se fosse la prima volta che bacino qualcuno. E magari è davvero così, chi lo sa. Mi piacciono quel ragazzo e quella ragazza, provo istintiva simpatia per loro; hanno capito che baciarsi ha un senso solo se c’è passione nel farlo. Li osservo ancora un pò. Piego la testa di lato avvolto anch’io dal loro abbraccio, sciolto anch’io dal loro bacio. La sigaretta mi brucia l’indice, ma ormai sto dipingendo il mio personale quadro mentale dei due ragazzi che si baciano. Sorrido mentre lascio cadere la sigaretta. Mi imprimo in mente la scena, nel cuore un pò di passione. Mi alzo. Un’imitazione di biblioteca, una libreria sotteranea, un bookstore, e un supermarket del libro. Alla fine tutto ciò che di buono mi lascerà questo pomeriggio è solo un bacio. Sorrido e mi avvio. Raggiungo i due ragazzi, busso alla spalla di lui che si gira visibilmente seccato ( a ragione): "Grazie!", dico sempre più sorridente. Guardo lei che è ancora più perplessa di lui, e sempre sorridendo dico: "Grazie anche a te". Poi mi volto e finalmente sono io a dare le spalle agli Antichi Dei, mentre me ne vado felice. Fine.

HERMAN HUPFELD

AS TIME GOES BY

[This day and age we're living in
Gives cause for apprehension
With speed and new invention
And things like fourth dimension.

Yet we get a trifle weary
With Mr. Einstein's theory.
So we must get down to earth at times
Relax relieve the tension

And no matter what the progress
Or what may yet be proved
The simple facts of life are such
They cannot be removed.]

You must remember this
A kiss is just a kiss, a sigh is just a sigh.
The fundamental things apply
As time goes by.

And when two lovers woo
They still say, "I love you."
On that you can rely
No matter what the future brings
As time goes by.

Moonlight and love songs
Never out of date.
Hearts full of passion
Jealousy and hate.
Woman needs man
And man must have his mate
That no one can deny.

It’s still the same old story
A fight for love and glory
A case of do or die.
The world will always welcome lovers
As time goes by.

Oh yes, the world will always welcome lovers
As time goes by.

 

05
dic
05

PILE TRABALLANTI

4 NOVEMBRE 2004, ANCORA GIOVEDì (continua): Mi lascio alle spalle Nettuno e la Sala Borsa e mi dirigo verso le Due Torri, lungo Via Rizzoli, passando sotto i portici. Dopo aver superato due fast food nel giro di cento metri, entro in una libreria sotteranea che frequento praticamente dal mio primo giorno a Bologna. Sono entrato decine, forse centinaia, di volte in questa libreria. La trovo confortante. Mi piace il fatto che ci siano libri un pò ovunque, che il tuo movimento sia faticoso tra scaffali e tavoli ricoperti di libri. Eppure, in 7 anni, ho comprato qui soltanto sei libri. Quattro su cinque della serie di Ninja di Lupo Solitario (il quinto mancava e l’ho comprato da Erminio) e due della Serie Sherlock Holmes, sempre di Lupo Solitario. Chissà perché. Resto dentro una mezz’ora. Giro per ogni scaffale, controllo tutti i tavoli, mi gusto la sezione bambini. Esco senza aver comprato nulla, chiaramente. Ma l’atmosfera era confortevole, anche se nessun libro ha attratto la mia attenzione. Non si moriva dal caldo, c’era odore di carta, di computer solo uno al banco. I libri erano dappertutto, vicino all’ingresso c’erano persino due o tre pile traballanti di generi ed autori sparsi (almeno un paio anche in lingua originale) che sorgevano da terra, come piace al Boss. Piccole Torri di Babele per riconciliarmi col concetto di Biblioteca. La libreria bella e piccola dove non compri  nulla come concetto catartico, per riavvicinarti alla lettura ed avere il coraggio di entrare in un book store (ci tengo a dire che book store significa negozio di libri, quindi nulla di speciale) per comprare qualcosa. Bello questo concetto,dovrò dirlo a qualcuno,o scriverlo da qualche parte, prima o poi. Attraverso la strada schivando autobus che mi vengono incontro come mostri arancioni assetati di sangue, e risalgo lungo via Rizzoli verso il primo bookstore che voglio visitare. Durante il tragitto la mia attenzione viene deviata da un bel paio di gambe, chiuse da calze nere, che scompaiono in una minigonna ascellare a portafoglio. Non guardo nemmeno in faccia colei che mi ha donato alcuni secondi di piacere intenso ed una piccola erezione. Quando le gambe scompaiono rialzo la testa e torno indietro di qualche metro. Avevo superato il book store. Entro e mi dirigo al piano superiore con sicurezza. Lo faccio perché mi sono messo in testa di voler leggere un saggio qualsiasi su una qualsiasi antica divinità pagana, possibilmente un culto di tipo misterico, e so che la sezione religiosa è al piano di sopra. Arrivato davanti al settore religioni (70 x 180 cm.) scopro, con disappunto, che tale settore consta di libri riguardanti esclusivamente le seguenti religioni: cattolicesimo, cristianesimo, islam, ebraismo. Ritengo questa scelta razzista e presuntuosa. Dei due libri, uno sul buddhismo e l’altro sul confucianesimo, presenti nello stesso settore, penso invece che si tratti di un grossolano errore operato ad arte per il consumatore compulsivo di tipo alternativo. Nessuno dei due è una religione. Si tratta di linee guida filosofiche basate su religioni preesistenti.. Ad ogni modo, niente dei pagani. Traslo al settore adiacente: esoterismo (70 x 180 cm.) Magari quiqualcosa sui culti misterici c’è.  Tarocchi, magia, cabala, i libri sullo zen (ma un settore filosofia non c’è in questo posto?), ma ancora niente sui culti misterici. Mi andrebbe bene anche qualcosa su Dioniso o Mitra, al limite anche su Iside, cavoli c’erano dei templi di Iside da queste parti! Sto per traslare nuovamente quando la mia attenzione viene attratta dai libri più in basso in questo settore. Alcuni titoli per dirvi quanto possa aver storto la bocca e controllato il mio istinto di prendelri e spargerli in terra (tanto c’ero solo io nell’area saggistica del piano superiore): "Come curare lo stress da successo", "Come piacere alla gente" (è noto che la gente ha comportamenti prevedibili), "Manuale del giovane rampante", sino al terribile "Hai trent’anni, come affrontare il mondo che ti circonda". Cavoli hai trent’anni e ancora non l’hai capito? Il settore esoterico di un negozio di libri, insomma, è destinato agli yuppie italiani del duemila e a come sopravvivere in un mondo pieno di yuppie, dove ormai anche i metalmeccanici si sentono yuppie. Addio sottoproletariato. Addio pile traballanti. Sono di nuovo nel vortice dell’insofferenza. In un solo secolo l’esoterismo si è trasformato da materia relativa a vita, morte, evocazioni, alchimie, magie bianche e nere, misteri fisici e metafisici, a materia che tratta di economia, sociologia spicciola e fiducia di sè. E’ pronto il nuovo corso alla facoltà di Economia e Commercio: "Tarocchi per manager rampanti; gli arcani maggiori nel regime di concorrenza imperfetta". Per la cronaca,   il regime di concorrenza perfetta non può avverarsi in un sistema economico reale, e questo la dice lunga su come viviamo oggi. Ora il settore sulla magia bianca è rimpiazzato da "Come sposare un milionario vestita di bianco", quello sull’alchimia da "Versace: nero di stile". Sono sinceramente inquietato. Avrei dovuto fermarmi alle pile traballanti e sfogliare qualcosa lì, anziché finire nella Piccola Bottega degli Orrori. Sono più che convinto che da un momento all’altro il giovane figo e sorridente delle "Tecniche ed esercizi per l’autostima" possa uscire dalla copertina del libro e divorarmi mentre mi insegna a guardarmi allo specchio e a dire "sono figo". Per dirla con Ivan Graziani, l’inquietudine mi cresce dentro come un cancro, e c’è n’è di che, se io mi lascio andare. (to be continued…)

BAD RELIGION

THE EMPIRE STRIKES FIRST

We strike first
And we’re unrehearsed
Here we go again
To stage the greatest show on heaven and earth
Come on, get your money’s worth

Don’t wanna live
(can’t live)
Don’t wanna give
(can’t give)
Don’t wanna be
(won’t be)
E-M-P-I-R-E
Don’t wanna live
Don’t wanna be
E-M-P-I-R-E

We’re comin on fast
And we’re built to last
We stumbled once in ‘Nam
Now we’re glad to finally say
Those days have passed
Tell me how long can it last!

Don’t wanna live
(can’t live)
Don’t wanna give

(can’t give)
Don’t wanna be
(won’t be)
E-M-P-I-R-E
Don’t wanna live
Don’t wanna be
E-M-P-I-R-E

We just started out
You don’t need to be afraid
Yeah you deserve two minutes hate

Well, we spit and we cursed and our bleeding hearts burst
But even ten million souls
Marching in February couldn’t stop the worst,
Couldn’t reverse

Don’t wanna live
Don’t wanna give
Don’t wanna be
E-M-P-I-R-E
Don’t wanna live
Don’t wanna be
E-M-P-I-R-E

I can’t live
If it isn’t with you

 

04
dic
05

IMITAZIONE DI UNA BIBLIOTECA

 4 NOVEMBRE 2004, GIOVEDI’ – Mi piacciono le biblioteche, si respira a fondo l’odore di carta in biblioteca, e sono piene di libri. Mi piacciono anche i libri. Metto piede in quella che chiamano Piazza del Nettuno, cogliendol’Antico Dio Pagano alle spalle, mentre immobile sovrasta la sua piccola pozzanghera d’acqua. Suo nuovo regno in una società non più pagana. Dagli oceani ad una fontana. Sic transit gloria mundi. Inizio a salire lentamente, gustando ogni gradino, la scalinata che sale a destra del divino deretano, la scala che conduce in Sala Borsa. Ormai non più Sala Borsa, ma Biblioteca Comunale. Stesso nome, uso diverso.La Sala Borsa è parte del Municipio di Bologna, e a sinistra dell’ingresso, dietro il vetro di enormi bacheche appese al muro ci sono delle foto. Migliaia di foto. Se non ci sono foto, è un alloro repubblicano a ricordare chi è caduto da partigiano per la liberazione di Bologna. Ho sempre trovato questo particolare angolo della facciata del municipio il più bel monumento di Bologna. Insieme alla foto, due epigrafi celebrano la riuscita liberazione di Bologna dal nazi-fascismo e la fine della Seconda Guerra Mondiale. Oggi, però, tra le foto e le lapidi c’è dell’altro. Un tricolore campeggia, affiancato dalla bandiera blu dell’Unione Europea, tra le foto. Sotto, appoggiate su dei cavalletti, sette corone di fiori, poste da enti ed associazioni laiche di varia natura, fanno da contorno ai visi in bianco e nero cui Bologna deve la sua libertà. Bologna fu liberata dall’occupazione nazi-fascista nel Novembre 1944. Sessanta (60) anni fa.Chissà se quei volti senza tempo, giovani, vecchi, impauriti, sorridenti, tristi, avrebbero sacrificato comunque le loro vite, per ritrovarsi 60 anni dopo di nuovo i fascisti al potere, ad urlare slogan da stadio per il simbolo del capitalismo nostrano, ormai Presidente del Consiglio e barzelletta di sè stesso.Perdonateci, compagni, la memoria nel Duemila ha la data di scadenza. E secondo le norme vigenti questa è fissata ad una settimana dall’accaduto fatto, o dal giorno in cui si apprende la nozione già dimenticata. Noi resistiamo, compagni, in molti aggiriamo l’orribile legge, ogni settimana parliamo delle stesse cose, o di cose avvenute, mesi, anni, secoli fa. Io ci provo compagni. Sto andando in biblioteca per questo. All’interno, però, trovo solo una tecnologica e razionale disposizione degli spazi ad uso del consumatore compulsivo di cultura gratuita. Dove sono le foto in bianco in nero? Non c’è nemmeno quell’aria gelida e piena di quell’odore forte che solo la carta riesce ad emanare. I riscaldamenti sono accesi. Moderni termo convettori trasmettono un forte rumore di ventole, ed un inutile calore, visto che questo Giovedì di Novembre è tutt’altro che freddo. Giro per ogni sala della biblioteca. Schivo i tavoli pieni di computer e studenti universitari intenti a fare chissà cosa. Magari a scrivere la tesi, o a discutere di fiosofia con qualche loro conoscente francese o americano. Sbircio. "Uè, ieri sera ero troppo bevuto, ho sbottao sulle skale mentre salivo in casa." Dove sono i libri? In quest’altra sala trovo molti fumetti moderni, am non voglio leggere Dylan Dog o Legs Weaver. Focus? In una biblioteca ci dovrebbero essere libri, dove sono? Eccoli! Nei corridoio che circonadno le sale lettura. Ma gli scaffali non sono ad ogni angolo, non coprono per intero la superfice del muro. La razionalizzazione è talmente avanzata che ogni scaffale è esattamente ad unmetro dall’altro (perché avessi un metro in tasca è un altro discorso). Non sono in una biblioteca, sono nell’imitazione di una biblioteca. Nel settore bambini non ci sono libri. Per averne uno bisogna compilare un foglio e deve essere un maggiorenne a farlo. Intanto ho inizato a sudare e sto per avere un attacco nervoso. Esco in fretta e con aria delusa riprendo fiato, mentre fisso il profilo destro di Nettuno, fu Poseidone. Il mio desiderio di sfogiare libri èancora vivo. Proviamo con le librerie, magari nei negozi non c’è questo bisogno di razionalizzare che a quanto pare a cultura gratuita ritiene indispensabile. (to be continued…)

CCCP – FEDELI ALLA LINEA

OH, BATTAGLIERO!

Battagliero
un sepolcro al cimitero
ricoperto di lillà
battagliero
uno sguardo ardito e fiero
che rincorre l’aldilà
Non lo salverà dal cero
il fucile mitragliero
n è un manipolo; guerriero
lo potr à resuscitar;
corre in cielo corre in cielo
Oh Battagliero

Battagliero
rispettoso lusinghiero
il giudizio che si dà
non lo salver à dal cielo
il suo lucido pensiero
disinvolto faccendiero
del potere che verrà
apprendista dell’impero
Oh Battagliero

Battagliero
il serraglio dell’impero
con un limite d’età

Battagliero
un giaccone color nero
marca la diversità
non lo salverà dal cero
il suo lucido pensiero
il furore bandolero
il potere che non ha
aspirante guerrigliero
Oh Battagliero

03
dic
05

 

Elbidebodebade. Quando sono arrivato a Bologna, e si parla del lontano inverno 1997-1998, andai a dividere la stanza col mio amico Mauro. Mauro è stata una persona molto importante per me. A lui e allasua presenza si devono tre cose molto importanti per me. Innanzitutto fu lui a darmi il soprannome di Canaso, quando, esasperato dal mio continuo chiamarlo Mauricchio e battergli la mano sulla pelata a mo di vecchietto di Benny Hill, si prese la sua rivincita con questo soprannome che più bello non si può.  Era il 1994 ed ora siamo nel 2005 e c’è chi disegna questa roba:

canaso4

Il Canaso visto da Michele. Oltre a questo il buon Mauricchio mi fece un indirizzo email e mi lasciò, per due anni, usare il suo computer per connettermi, scaricare porno, giocare a civilization, e fare diversi giochi via e mail. Se oggi passo 3 ore al giorno connesso, in parte è merito, o colpa, sua. Ultimo avvenimento degno di nota fu quel giorno che andammo alla Coop S. Orsola, e mentre si tornava a casa (lui portava le borse, io l’acqua) passammo sotto un’impalcatura in Via Pizzardi, nota per il Circolo Anarchico Aurora molto caro a Scoppa, Redskin Recanatese, voce solista dei B.R. (Bravi Ragazzi). Mentre si camminava sotto l’impalcatura un muratore a terra (italiano) urlò qualcosa di incomprensibile ad un muratore in cima all’impalcatura (anche lui italiano). Quello in alto, capendo tutto l’incomprensibile rispose, letteralmente "Ma che ‘sa dir? Elbidebodebade!". Sguardo perplesso tra me e Mauricchio, sguardo perplesso verso i due muratori, che continuavano a dire cose incomprensibili. Arrivati a casa ridemmo di guato, e da allora per noi "elbidebodebade" divenne come un Antani. Non significava niente, ma noi lo capivamo e ci davamo man forte a sfotterci la gente. Ora è passato qualche anno, e l’ultimo ricordo che ho di Mauro è io, lui e il Gran Moff Tarkin che si va a vedere La Mummia 2 al cinema. Mauro mi manca un pò, e anche elbidebodebade, che non riesco più ad usare perché manca il suo artefice definitivo. Per salutarlo degnamente volevo una canzone di uno dei suoi gruppi preferiti di allora (Mauro non aveva una gran passione musicale, e ancora meno gusto, ma non vuol dire…) i MEATHEAD. Non avendone trovati, passiamo alla scelta B, un pezzo degli ASSALTI FRONTALI con gli LHP, frutto del contagio di Psyco sulle nostre deboli menti. Elbidebodebade Mauro, il Canaso.

FOTTITI

Dal profondo di questo cuore
a un assalto
un ribelle arrangiatore di parole
col veleno in seno in volo su un tappeto di ritmo
e pronto anima e corpo
perché te fottuto stronzo
di una sacca di bastardi sappi
hai rotto tutti i limiti tutti gli argini
e 7 lettere per te sono abbastanza

amma essere una cosa Militant A
e l’amma rà n’cuoi senza e ce fermà
pe chi tene a capa sulo pà spartere è recchie
n’anna a essere parole ma scuppettate
mazzate mazzate a cecata stereotipi menzogne tabu?
a valanga dai giornali le radio tv speaker
io vi odio non ne posso più
stronzi
di spot in spot riuscite a dare pure il potere
a quei fottuti dei potenti in alto
di rendere giusto l’ingiusto vero il falso
cheeeeeeeee?
professione? mestiere?
zozzi imbecilli persi a tutti i livelli
fateci il piacere il favore
fottetevi voi e le vostre storie
storie da libro cuore
nel clima che si respirai sono avvelenato
e fottiti te dj
che avrai paura di mandare questo disco alla tua radio
dal profondo del cuore

f.o.t.t.i.t.i.

e ora fottetevi non siete altro che cultrici delle immagini
e mezze donne finte dalle 1000 pellicce
un culto in mano a spacciatori di notizie
le invidie i gioielli le pellicce e i trucchi
un marito col potere e con i soldi

è duro nuotare controcorrente
in un mare d’acqua sporca
ué macho per l’ultima volta che me ne forte
dei tuoi sporchi racconti di donne
e già basta non si parli di mamme o madonne

vi dico fottetevi in media nei media
la mamma dei fessi è sempre incinta
merda!
fottetevi cultrici delle immagini
continuate ad impinguare le casse di Vanna
per cercare di ottenere le chiappe di "Roberta"
un animale piange nella giungla tutta una vita preda
e non lo sai?
sua madre è stata catturata uccisa adagiata
su una spalla a una fottuta sfilata

sì LHP
ma quale capitale capitale morale
Milano ha ormai mostrato il suo volto provinciale
che quotidianamente alza un muro impenetrabile
e comunica soltanto chi ha il telefono portatile
pischelli intorpiditi che seguono la moda
e uccidono la mamma per guidare la Toyota
gente gente gente indifferente
che se sgombrano una casa non gliene frega niente
figlioli ve lo dico io che questa è Babilonia
essere lombardi vorrei che lo capiste
non servirà un cazzo il giorno dell’Apocalisse
fottuto ora da Bossi come ieri da De Mita
fottuto da un Bossi che si è fatto grande
sugli operai che Occhetto ha lasciato in mutande
e invece di lottare di imbracciare la tua arma
hai scelto la fottuta Lega Lombarda
Pontida apre la sagra della razza rimbambita
che ha paura dell’alieno e predica l’alternativa
disprezzo questa Lega basata sull’ignoranza
d’un popolo passivo castrato alla partenza
ma di che cazzo di orgoglio mi vieni proprio a parlare
sei solo un servo di un Paese
presidenziato da un criminale
e allora

f.o.t.t.i.t.i.

Assalti Frontali LHP
1992
metro dopo metro
in questo scorcio di secolo con metodo
l’aria la trafiggo
con metodo ascolto l’istinto
ma una belva una belva divento
se solo provi a toccarmi il tesoro
che custodisco e alimento
rispetto Militant A
qui è Castro X che parla
un portavoce di un regno
difendendo lo scrigno della fantasia
coinvolgente megafono
per idee chiare scolpite nella mente
indispensabili
e tu che non ci credi
ma ci vuoi star dentro
come gira il vento
ma fottiti!

 

 

03
dic
05

L’arte di vedere l’invisibile

Mentre resisto alla tentazione di andare al cinema con Mike e Bob a vedere l’ultimo di Harry Potter, mi ritrovo nella solita stanza coi soliti compagni di marachelle. Si discute un pò su come comportarci. La Strega dell’Ovest, a quanto pare non è stata sconfitta, ma si è solo spostata. Mentre il Boia porta via con sè la Meraviglia, io mi rovo a riflettere su dove l’orribile vecchia possa essere finita. Ne deduco che aveva un solo posto sufficentemente lontano e per noi impensabile dove nascondersi: l’Est. E’ chiaro, la Strega dell’Ovest è ora diventata la Strega dell’Est, come sempre, è in un gioco di Specchi la soluzione. Intanto vengo a sapere dalle voci soffuse che circondavano la mia conversazione privata con me stesso, che a quanto pare ci si minaccia di una fine indegna se non troviamo la Strega dell’Est. Bella fregatura. Convinciamo il pazzo a lavorare con noi e ripercorriamo verso Ovest la strada di mattoni dorati. Stavolta il Pazzo ha con sè le scarpette rosse. Giunti al vecchio covo della strega cerchiamo qualche indizio che possa essersi lasciata indietro la Vecchia. Il Pazzo batte le sue scarpette e davanti a noi si apre l’ultimo tratto della strada di mattoni dorati, quello nascosto ai nostri occhi prima. La stanza è strana. Le mie percezioni si acuiscono mentre comprendo che le informazioni che raccoglie l’Uomo di Latta dal Libro di Ricette sono insignificanti, e che ci deve essere dell’altro. Era una Strega, qui ci dovevano essere gli oggetti dei suoi incantesimi. Controllo meglio e scopro la Runa della Fissione Atomica. O forse della Fusione Nucleare. O forse del Ragù alla Bolognese. Non ricordo bene. Ma abbiamo un nuovo indizio. Il Pazzo batte di nuovo le sue scarpette rosse, e noi siamo fuori dall’ormai abbandonato palazzo dell’Ovest. Con un pò di fortuna, e magari con l’aiuto della Fata Turchina, immediatamente dinnanzi a noi si dipanerà la nuova strada di matoni gialli che conduce al Palazzo della Strega dell’Est, ex Strega dell’Ovest, ed allora si che il magnifico Mondo di Oz si macchierà di Sangue. Finora era stato troppo chiaro e luminoso e felice per i miei gusti. Come and see the Wonderful Wizard of Oz. Arrenditi, Dorothy.

 

02
dic
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E’ il giorno del Metatag che ho inserito nel codice html di splinder, bello no?  ="Canaso, Splinder blog, blog, BLOG, blogs, weblog, web log, blog personale, diario, diario personale, sexy casalinghe, diario on line, sesso nani, Splinder, creare un blog, sesso donne incinte, blog tools, blog directory, crea un blog, free blog, blog template, blogger, e-journal, elbidebodebade, website personale, pornostar vogliose, sito personale, sesso lesbo tra vecchie, pagina personale, homepage, sesso canasi, home page, pompini con ingoio, community blogging, community blog, 6969, community website, community, online journalism, on line journalism, publish, personal publishing, figa bagnata

SOFT CELL

SEX DWARF

Isn’t it nice
Sugar and spice
Luring disco dollies
To a life of vice
I could make a film
And make you my star
You’d be a natural
The way you are
I would like you on
A long black leash
I would parade you
Down the high street
You’ve got the attraction
You’ve got the pulling power
Walk my little doggy
Walk my little sex dwarf
(Here, doggy, doggy)
We could make a scene
We’d be a team
Making the headlines
Sounds like a dream
When we hit the floor
You just watch them move aside
We will take them
For a ride of rides
They all love your
Miniature ways
You know what they say
About small boys

Sex dwarf…

(Look it’s so huge!)

We all look so good
We’ll knock ‘em cold
Knocking ‘em cold
In Black and Gold

Isn’t it nice
Sugar and spice
Luring disco dollies
To a life of vice

Sex Dwarf…

(We all look so good
We’ll knock ‘em cold
Knocking ‘em cold
In Black and Gold)

Sex Dwarf
Isn’t it nice
Luring Disco Dollies
To a life of vice

Sex Dwarf…

Sex Dwarf |
Isn’t it nice | Repeat
Luring Disco Dollies | To end
To a life of vice |

"That’s nice !!!"




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