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dic
05

Blurp. Blurp. In realtà la Lava Lamp che sto fissando dalle 2 del mattino non fa questo rumore, o almeno io non lo sento dal letto. Me ne sto qui sdraiato e il mio sguardo passa dal soffitto alla lampada. Blurp. Di fianco alla lampada, in ordine sparso, conto dieci pacchetti di Camel vuoti e uno pieno, due accendini ormai senza gas e uno funzionante, una carta di Galak, due bicchieri e la tazza della Scozia, vuoti, un posacenere pieno. Dovrò ripulire la scrivania. Ma in realtà penso ad altro. Ritorno a guardare il soffitto e mi chiedo dove sarò tra un anno. Diciamo che lo scorso anno mi chiedevo la stessa cosa guardando lo stesso soffitto, e pensavo che avrei almeno messo un lampadario nella stanza, ma il tubo elettrico sottotraccia ancora sbuca fuori dalla muratura, e i fili elettrici reggono ancora la stessa lampadina di un anno fa. Blurp. Sapete, non è che io non nutra sogni o aspirazioni, o meglio, li ho nutriti. Per anni ho pensato che un giorno avrei mantenuto tutte quelle promesse che a cicli regolari mi faccio una mattina in cui mi sveglio e credo di aver fatto una cazzata davvero troppo grossa stavolta. Mi è successo centinaia di volte,e di promesse me ne sono fatte migliaia. Ne ho mantenute davvero poche. Alla fine, un giorno, mi sono svegliato e ho scoperto di essere ormai un pò troppo avanti per realizzare qualsiasi cosa avessi in mente qualche anno fa, e che avevo nella valigia sotto il letto troppe promesse non mantenute per poterne ancora fare. Non so se questo sia esattamente l’equivalente di invecchiare, io non mi sento invecchiato, ma di sicuro significa qualcosa. In fondo poi non si sa mai. Magari tra qualche giorno mi sveglio e con un colpo di fortuna la mia vita potrebbe cambiare d’improvviso, e mi potrei ritrovare, che so, in un altro pianeta. Ma questo succede solo nei film. Insomma, stavolta che si fa? Davvero, inizio ad essere stanco di essere senza capo nè coda, di non avere più una strada da seguire. Perché va bene prendere sempre quella meno battuta, ma inoltrarsi nel bosco dove non c’è nemmeno una mulattiera, ci si perde. E io lo so bene. Avrò avuto dieci anni, più o meno. A quei tempi i miei avevano già una casa in affitto nei pressi di Cingoli, quartiere l’Avenale, dove è nata mia madre. La casa era sperduta in mezzo al nulla, sul crinale di una collina (quasi montagna, a circa 650 metri), ed eravamo circondati da boscaglia e pascoli. Un pomeriggio io, mia cugina e due nostri amici di allora (che non vedo più da oltre dieci anni, e mia cugina ormai da due. Non conosco nemmeno mio nipote), ci incamminammo in mezzo alla boscaglia. Ci divertimmo molto e la passeggiata ci consumò le energie mentre ci rincorrevamo in mezzo all’erba ed esploravamo nuovi anfratti seguendo il movimento di lucertole o altri variopinti animaletti che popolavano la zona. Quando fummo troppo stanchi accadde che volevamo andare in casa a bere qualcosa. Ma non sapevamo da che parte andare. Presi dalla disperazione, seguimmo il primo senitero che era a portata di mano, e lo percorremmo fino alla provinciale, sbucando a circa 5 chilometri dalla casa.  Ritornammo indietro e a metà strada fummo ritrovati dai nostri genitori che ci riportarono a casa, stanchi, assetati, ma divertiti. Ecco, ora guardo la mia stanza e mi sento un pò come quel giorno. Certo, mi sto divertendo, ma probabilmente è ora di trovare una strada da percorrere, e che sappia dove va a finire. Anche perché stavolta, con ogni probabilità, i miei non verranno sulla 127 gialla a caricarmi e portarmi a casa. Anche se saranno indubbiamente preoccupati. Lo sono da 30 anni, anche quando non c’è motivo (molto di rado, a dire la verità). Blurp.Oppure posso passare ancora qualche ora fissando la lampada, guardare le bolle verdi salire e scendere in continuazione, pensare che per l’anno prossimo ci sarà un lampadario in questa stanza. E’ probabile anche che manchi io in questa stanza, e che un lampadario ci sarà davvero, ma io non lo fisserò da questo letto. Per adesso vediamo di seguire le lucertole.

PETER GABRIEL

SOLSBURY HILL

Climbing up on Solsbury Hill
I could see the city light
Wind was blowing, time stood still
Eagle flew out of the night
He was something to observe
Came in close, I heard a voice
Standing stretching every nerve
Had to listen had no choice
I did not believe the information
(I) just had to trust imagination
My heart going boom boom boom
"Son," he said "Grab your things,
I’ve come to take you home."

To keep in silence I resigned
My friends would think I was a nut
Turning water into wine
Open doors would soon be shut
So I went from day to day
Tho’ my life was in a rut
"Till I thought of what I’d say
Which connection I should cut
I was feeling part of the scenery
I walked right out of the machinery
My heart going boom boom boom
"Hey" he said "Grab your things
I’ve come to take you home."
(Back home.)

When illusion spin her net
I’m never where I want to be
And liberty she pirouette
When I think that I am free
Watched by empty silhouettes
Who close their eyes but still can see
No one taught them etiquette
I will show another me
Today I don’t need a replacement
I’ll tell them what the smile on my face meant
My heart going boom boom boom
"Hey" I said "You can keep my things,
they’ve come to take me home."

 


4 Risposte a “”


  1. dicembre 13, 2005 alle 9:56 pm

    .. vedo una lucertola in alto a sinistra.. è normale?

  2. dicembre 14, 2005 alle 7:45 pm

    il fatto è che siamo sempre perduti nelle situazioni di ogni giorno, e ritroveremo sempre più lontano se non ci fermiamo a pensare, come fai tu ora, a ciò che ci ha portato a questo punto.
    i tuoi sogni si possono ancora tutti avverare!

  3. dicembre 15, 2005 alle 12:08 am

    Tempo di bilanci per tutti i tempi stanno cambiando!

    Wakko… forse si forse no. E’ bello pensare di poter sperare ancora.


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