Archivio Autore di Canaso

12
gen
06

Partenze

Stanno partendo. Tutti, lentamente, chi per qualche settimana, chi per qualche mese, chi per qualche anno, chi per un tempo imprecisato. Mentre sull’autobus mi scivola addosso l’ennesima vecchietta che vuole il mio posto e che liquido con un “Ce ne sono tre liberi in ultima fila”, mi rendo conto che stanno partendo. Appoggio la tesata al finestrino e guardo scorrere di lato il paesaggio burbero della Zona Industriale Pedrazza, agglomerato fabbricoso che riesce a produrre un fumo talmente scuro che penetra la leggera nebbia da val padana che circonda in modo pernamente Calderara. Li immagino su aerei, treni, camper, autobus (spero per loro riscaldati) che vanno verso ignote destinazioni dove l’unico modo per comunicare con loro sarà l’orribile mezzo elettronico che uso per trasmettere allucinazioni su larga scala. Magari telefoneranno, magari no. Come sempre partono. Se non lo fanno loro lo faccio io. O almeno, così succede. Raramente ritornano. Stanno partendo, e con loro partono pezzi di me.

ALAN PARSONS

BLUE BLUE SKY

I only know what I can see/ So I imagine what could be/ Where the horizon cuts the air/ Look for me out there/ Someday I’ll touch the blue blue sky/ Someday I’ll touch the blue blue sky/ If I could kiss this Earth goodbye/ And cruse the never ending sky/ Where the horizon cuts the air/ Wait for me down there/ Someday I’ll touch the blue blue sky/ Someday/ I’ll touch the blue blue sky

10
gen
06

Eh la Madonna!

Ho passato una notte con MADONNA, e mi ha anche cantato la mia top five dei suoi pezzi, comprensiva, in ordine di preferenza, di: Vogue, Ray of Light, Don’t Tell Me, La Isla Bonita, Human Nature. Esprimetevi, non Reprimetevi!!

VOGUE

Strike a pose
Strike a pose
Vogue, vogue, vogue
Vogue, vogue, vogue

Look around everywhere you turn is heartache
It’s everywhere that you go [look around]
You try everything you can to escape
The pain of life that you know [life that you know]

When all else fails and you long to be
Something better than you are today
I know a place where you can get away
It’s called a dance floor, and here’s what it’s for, so

Chorus:

Come on, vogue
Let your body move to the music [move to the music]
Hey, hey, hey
Come on, vogue
Let your body go with the flow [go with the flow]
You know you can do it

All you need is your own imagination
So use it that’s what it’s for [that's what it's for]
Go inside, for your finest inspiration
Your dreams will open the door [open up the door]

It makes no difference if you’re black or white
If you’re a boy or a girl
If the music’s pumping it will give you new life
You’re a superstar, yes, that’s what you are, you know it

(chorus, substituting "groove" for "move")

Beauty’s where you find it
Not just where you bump and grind it
Soul is in the musical
That’s where I feel so beautiful
Magical, life’s a ball
So get up on the dance floor

(chorus)

Vogue, [Vogue]
Beauty’s where you find it [move to the music]
Vogue, [Vogue]
Beauty’s where you find it [go with the flow]

Greta Garbo, and Monroe
Deitrich and DiMaggio
Marlon Brando, Jimmy Dean
On the cover of a magazine

Grace Kelly; Harlow, Jean
Picture of a beauty queen
Gene Kelly, Fred Astaire
Ginger Rogers, dance on air

They had style, they had grace
Rita Hayworth gave good face
Lauren, Katherine, Lana too
Bette Davis, we love you

Ladies with an attitude
Fellows that were in the mood
Don’t just stand there, let’s get to it
Strike a pose, there’s nothing to it

Vogue, vogue

Oooh, you’ve got to
Let your body move to the music
Oooh, you’ve got to just
Let your body go with the flow
Oooh, you’ve got to
Vogue

07
gen
06

Non so se l’arbitro ha visto bene,io no!

Non volevo ostare oggi, e invece ho appena visto una scena che merita di essere narrata. Premessa necessaria al discorso che segue è che a e lo sport piace. Mi piace quasi tutto, maindubbiamente alcuni sport hanno la precdenza. La top five è composta da basket, calcio, sci di fondo, salto in alto e ciclismo. Non seguo tutti questi sport come un pazzo, ad esempio non vado allo stadio praticamente mai. Nonostante questo seguo irisultati, se mi capita guardo le partite in tv, tifo per una squadra italiana (l’Ascoli, che seguivo anche in serie C) e per una inglese (il Manchester City). Ecco perché prima stavo seguendo la puntata di Studio Sport. Altra piccola premessa. Io ritengo che il Calcio sia molto meno divertente del basket, ma, se in campo ci sono i giocatori giusti, molto più bello esteticamente. Quello che facevano Bagio, Platini, Maradona, Pelè è paragonabile solo a Michael Jordan nel basket, ad esempio. Detto questo durante la puntata di questo programma, bubbone di Studio Aperto, hanno chiesto un parere sull’Inter ad un suo grande tifoso: Andrea Bocelli. Io non vorrei essere razzista, am che nevuole sapere Bocelli di Calcio, a parte i risultati? Non può nemmeno vedre le partite, non sa come giocano i giocatori, non può nemmeno rendersi conto se uno è davvero un buon giocatore o meno. Al massimo può sentire le opinioni degli altri a riguardo. E allora come fa a dare un’opinione sensata? E Cambiasso come fa a non mandare a quel paese Ligas che gli chiede cosa pensa delle dichiarazioni di Bocelli? Io gli sarei scoppiato a ridere in faccia. Benvenuti nel paese dei cioccolatai del calcio, ove un cieco può parlare di calcio su Italia 1 e Caputi non può dire i risultati delle partite su Rai Due. Complimenti!

ELIO E LE STORIE TESE

LA TERRA DEI CACHI

Parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusi sessuali abusivi; tanta voglia di ricominciare abusiva. Appalti truccati, trapianti truccati, motorini truccati che scippano donne truccate; il visagista delle dive è truccatissimo. Papaveri e papi, la donna cannolo, una lacrima sul visto: Italia sì Italia no Italia bum, la strage impunita. Puoi dir di sì puoi dir di no, ma questa è la vita. Prepariamoci un caffè, non rechiamoci al caffè: c’è un commando che ci aspetta per assassinarci un po’. Commando sì commando no, commando omicida. Commando pam, commando prapapapam, ma se c’è la partita il commando non ci sta e allo stadio se ne va, sventolando il bandierone non più il sangue scorrerà. Infetto sì? Infetto no? Quintali di plasma. Primario sì, primario dai, primario fantasma. Io fantasma non sarò e al tuo plasma dico no. Se dimentichi le pinze fischiettando ti dirò: “Fi fi fi fi fi fi fi fi, ti devo una pinza. Fi fi fi fi fi fi fi fi, ce l’ho nella panza”. Viva il crogiuolo di pinze. Viva il crogiuolo di panze. Quanti problemi irrisolti ma un cuore grande così. Italia sì Italia no Italia gnamme, se famo du’ spaghi. Italia sob, Italia prot, la terra dei cachi. Una pizza in compagnia, una pizza da solo; un totale di due pizze e l’Italia è questa qua. Fufafifi, fufafifi, Italia evviva. Squerellerellèsh, catarapàrupai, Italia perfetta, perepepè nainananai. Una pizza in compagnia, una pizza da solo; in totale molto pizzo ma l’Italia non ci sta. Italia sì, Italia no, scurcurrilo currilo. Italia sì: uè. Italia no, spereffère fellecche. Uè, uè, uè, uè, uè. Perchè la terra dei cachi è la terra dei cachi.

 

05
gen
06

Anti

E’ bello sapere che nel mondo, oltre agli antifascisti come me, esistono anche gli anticomunisti. Mentre stavo facendo il giro senza meta dei blog del posto, capito per sbaglio in anticomunisti.splinder.com Ogni altro commento, se visitate il Link, sarebbe superfluo, a meno che non fosse ripieno di insulti e parolacce che preferirei non venissero a turbare la pace del posto. Ma almeno una cosa volevo dirla. Il signore che gestisce quel blog, oltre ad avere tutto il mio sincero disprezzo, ha anche la mia più profonda ammirazione. Perché non fosse per qulli come lui, avremmo già dimenticato cosa significhi essere comunisti, avremmo già dimenticato che in Russia, in Cina, a Cuba, in Corea, in Vietnam, il comunismo non c’è mai stato. Il Comunismo è si una dittatura, ma è la dittatura del popolo, non SUL popolo. Quello si chiama fascismo, e mi fa davvero schifo.

BLOODHOUND GANG

THE INEVITABLE RETURN OF THE GREAT WHITE DOPE

A is for apple. B is for balloons. C is for crayons. D is for drum.

Like my scrotum here it is in a nutshell.

One thousand nine hundred and seventy-two
That’s the year I got here when my dear mother’s water blew
Not really realizin’ the prize that’s been begot to her
The bona fide lo-fi high-octane philosopher
Genius with a penis the few the proud the me
I liked me so much I had to buy the company
Soul for sale sold to Satan for a hell of a lotta luck
I’m hard to come by like a straight guy workin’ at Starbucks
Thank the thinkers that think they thunk the thoughts that theorized
Idolized or despised bet I’m gettin’ recognized
Mount Rushmore it? No ignore it can’t rock with no big head
Half of the people want me half of the people want me dead
I am the Angel Of Def with my rhymes against humanity
Teeter-tottering between brilliance and insanity
The one part the Fuehrer the one part the Pope
It’s the inevitable return baby of the Great White Dope

Conclusions you drew proportions you blew
Lost son of Iggy? False bigger nose than Ziggy? True
Yes my name is Jimmy Pop no my pop’s name is Dick
Don’t admit to kick it slick you thick derelict critic
Put down for missed notes put up with misquotes
Don’t want the whole story? Should have bought the "Cliff Notes"
Like Fingerpainting 101 give me no credit for having class
One thumb on the pulse of the nation one thumb in your girlfriend’s ass
Written on written off scoff callin’ me a joke
I don’t think that I’m a sell-out but I do Enjoy Coke!
I struck gold but never took it for granite that’s how I planned it so can it
Around the planet fans demand it and you’ll never understand it
When I die no lie plan on mass pandemonium
They may display my brain in a pickle jar at the Smithsonian
The one part the Fuehrer the one part the Pope
It’s the inevitable return baby of the Great White Dope

One part the Fuehrer one part the Pope
The inevitable return of the Great White Dope
One part the Fuehrer one part the Pope
The inevitable return of the Great White Dope
One part the Fuehrer one part the Pope
The inevitable return of the Great White Dope
One part the Fuehrer one part the Pope
The inevitable return of the Great White Dope
One part the Fuehrer one part the Pope
The inevitable return of the Great White Dope
One part the Fuehrer one part the Pope
The inevitable return of the Great White Dope
One part the Fuehrer one part the Pope
The inevitable return of the Great White Dope
One part the Fuehrer one part the Pope
The inevitable return of the Great White Dope

Great White Dope

 

03
gen
06

Sogno

Avvenimenti da segnalare: la Notte di San Silvestro, mentre scoccava la mezzanotte, MTV trasmetteva il video di Hang Up di Madonna, e noi alla tana ce lo siamo goduti a volume massimo. Fenomenale.

Detto questo passiamo al sogno. E’ difficile che ricordi i sogni che ho fatto, ma questo era davvero pazzesco. L’ho fatto diversi giorni addietro, ma ancora lo ricordo e così eccomi a raccontarlo. Dunque, io facevo parte di una celluyla terroristica. Eravamo forti e ben organizzati. Piazzavamo bombe in punti nevralgici per il controllo del mondo del sistema capitalistico, ma vivevamo in perenne paura. Sempre a nasconderci e cercare di non farci scoprire dalla terribile polizia segreta capitaslista. Alla fine mi catturano. Dopo varie torture per farmidire i nomi dei miei compagni, cosa che mi sono rifiutato di fare,anche perché nel sogno i miei compagni erano sfocati, insomma non erano nessuno di importante, mi sbattono in uan cella buia ed umida. In qualche modo, però, i miei compagni riescono a farmi arrivare dei messaggi in cui mi comunicano l’ora e il giorno in cui verranno a liberarmi. Io aspetto trepidante, preparandomi al momento della liberazione, cercando di essere pronto alla fuga. Ma poche ore prima della mia liberazione, houn’opportunità per scappare, e lo faccio. Tutto da solo, schivando poliziotti che cercano di fermarmi. Riesco a darmi ala macchia e arrivato a Pianoro (ma perché diavolo sono dovuto fuggire verso Pianoro? Mi cheido nel sogno), rubo uno Scarabeo giallo, come quello di Phil, parcheggiato con le chiavi davanti al Bar dello Sport. Riesco però a fare poca strada, il serbatoio è quasi a secco e mi rifugio nei boschi di montagna tra Pianoro e Monzuno (non so nemmeno se siano vicine…). Cerco di nascondermi, ma un agente della Digos, travestito da cercatore di funghi, mi trova e mi riporta in galera, dove passerò il resto della mia vita. Questo era il mio sogno, godetevi quello di FRANCESCO DE GREGORI, lui l’ha saputo descrivere meglio.

CERCANDO UN ALTRO EGITTO

Era mattina presto, mi chiamano alla finestra
mi dicono: "Francesco, ti vogliono ammazzare".
Io domando "chi"? Loro fanno "cosa"?
Insomma prendo tutto e come San Giuseppe,
mi trovo a rotolare per le scale,
cercando un altro Egitto.
Li fuori tutto calmo, la strada era deserta,
mi dico "meno male, è tutto uno scherzetto"
Sollevo gli occhi al cielo e vedo sopra a un tetto,
mia madre inginocchiata in equilibrio su un camino,
la strada adesso è piena di persone,
mia madre è qui vicino.
Un uomo proprio all’angolo vestito da poeta,
vende fotografie virate seppia.
Ricordo della terra prima della caduta,
e al posto del posto dove va il francobollo,
c’è un buco per appenderle "dove"? dico io,
intorno al collo.
E adesso per la strada la gente come un fiume,
il terzo reparto celere controlla.
Non c’è nessun motivo di essere nervosi,
ti dicono agitando i loro sfollagente
e io dico: "non può essere vero"
e loro dicono: "non è più vero niente".
Lontano, più lontano degli occhi del tramonto,
mi domando, come mai non ci sono i bambini.
L’ufficiale uncinato che mi segue da tempo,
mi indica col dito, qualcosa da guardare.
le grandi gelaterie di lampone, che fumano lente
e i bambini, i bambini sono tutti a giocare.
Un amico di infanzia, dopo questa canzone,
mi ha detto: "benissimo, è un incubo riuscito,
ma dimmi sogni spesso le cose che hai scritto,
oppure le hai inventate solo per scandalizzarmi".
Amore, amore, naviga via,
devo ancora svegliarmi.
 

21
dic
05

Il misterioso caso della scomparsa del Nano Blues

Con un vago senso di terrore, figlio del fatto che questa mattina alle sette stavo congelando alla fermata dell’autobus dopo aver festeggiato l’ennesimo furto di una bici da parte di un nostro caro amico, esco a mezzogiorno e mezzo (tuttaltro che di fuoco) dal portone di Via 11 Settembre,dove mi trovavo comodamente al caldo, sdraiato sul divano, cercando di svegliarmi. La stilettata che il freddo mi imprime nelle budella non è delle migliori, ma io sono un guerriero, e il freddo mi serve per svegliarmi. Per questo bendo la ferita alla meno peggio e mi dirigo verso la fermata dell’autobus. Dopo 10 minuti di agonia, con cinque di ritardo, il 91, quello senza riscaldamento, si decide a passare. salgo infreddolitosull’autobus che parte ad andatura lenta lasciando aperta la porta posteriore. Quando sto per urlare, è la mia infermiera settantenne, quella che si era sincerata di quanto avessi freddo alla fermata, ad urlare all’autista con voce stridula degna della miglior nipote di Antonio "LA PORTAAAAAAAAAA!!!!!!". L’autista chiude, ma il gelo ormai mi è entrato nellevene e non accenna a passare. La mia inferiera si sincera di nuovo che io abbia freddo almeno quanto lei, e poi inizio a sfregarmi le mani una contro l’altra, sperando che prendano fuoco in barba ad ogni legge della fisica e della termodinamica. Arrivati all’Ospedale Maggiore sono talmente insensibile che mi sembra addirittura che l’autobus si sia scaldato. Il viaggio porsegue nell’insensibilità fino in stazione, dove scendo nel piazzale che sembra un forno rispetto a Calderara (ma perché?) e vado a comprarmi la mia dose quotidiana. Mi dirigo a piedi in direzione della Tana, maledicendo tutte le Agenzie Ippiche e il loro pessimo gusto di metterti in turno anche quando non vorresti, e pregustando il caffè della Tana, che probabilmente farò io, cercando di non bruciare un altro manico di plastica. Superato il Ponte dei Sospiri attendo con impazienza l’apparizione del Nano Blues. Il mio consueto amico del tragitto stazione-Tana dovrebbe essere là, con la solita canotta blu, a ricordarmi che il caldo e il freddo sono solo sensazioni, magari intonando questo assioma in un tristissimo assolo di sax tenore. E invece non c’è. Sono colto dalla disperazione. Cosa gli è successo, dove è finito? Preoccupato accelero il passo verso il bar dove suona, dove suona sempre, e arrivato alla vetrina finalmente capisco tutto. E’ solo dentro. Anche per il Nano Blues oggi era troppo freddo. Attraverso il vetro, sotto lo sguardo un pò indagatore del barista, osservo il Nano Blues che con la sua canotta, la sua ascella pezzata, il suo sax, inotna per me il tristissimo Blues del 91. Tutti pensano che si parli dell’anno 1991 e non fanno troppe domande. Ascolto per qualche secondo, saluto il nano che mi fa un cenno con la testa, mi ricorda che stasera il Re si esibisce dal vivo, e mi avvio verso l’agognato caffè. Cavoli,questa sì che è un’allucinazione sonora. Ed occhio alla strofa in grassetto, al Nano Blues piace molto.

ROBBIE WILLIAMS

COME UNDONE

So unimpressed but so in awe
Such a saint but such a whore
So self aware so full of shit
So indecisive so adamant

I’m contemplating thinking about thinking
It’s overrated just get another drink and
Watch me come undone

They’re selling razor blades and mirrors in the street
(come undone)
I pray that when I’m coming down you’ll be asleep
(come undone)
If I ever hurt you your revenge will be so sweet
Because I’m scum, and I’m your son,
I come undone
I come undone

So rock and roll, so corporate suit
So damn ugly, so damn cute
So well-trained, so animal
So need your love, so fuck you all

I’m not scared of dying
I just don’t want to
If I stop lying I’d just disappoint you
I come undone

They’re selling razor blades and mirrors in the street
(come undone)
I pray that when I’m coming down you’ll be asleep
(come undone)
If I ever hurt you your revenge will be so sweet
Because I’m scum, and I’m your son,
I come undone

So write another ballad
Mix it on a Wednesday
Sell it on a Thursday
Buy a yacht by Saturday
It’s a love song
A love song

Do another interview
Sing a bunch of lies
Tell about celebrities that I despise
And sing love songs
We sing love songs
So sincere

(come undone)
They’re selling razor blades and mirrors in the street
(come undone)
I pray that when I’m coming down you’ll be asleep
(come undone)
If I ever hurt you your revenge will be so sweet
Because I’m scum and I’m your son
I come undone
I come undone
I come undone, yea, yea, yea
Love your son
I am scum
I am scum
I am scum

16
dic
05

Ieri non ho dormito. Sarà perché pè tempo di bilanci, come sostiene la ben nota Voce nella Notte (a proposito, ha ragione Zelda, si parlava del 2004), ma più probabilmente perché dovevopensare a cose più importanti. Se parliamo di bilanci comunque mi viene in mente solo questa citazione: Hai già trentadue anni e non hai combinato niente. Gesù Cristo è morto e risorto a trentatré. Ti conviene darti da fare. Chiaro che poi, dopo averci rifelttuto per una notte e un giorno, aver pensato di aver fallito in molte cose, mi venga in mente anche quest’altra citazione: Fallire la propria vita è un diritto inalienabile. Chiaro poi che non mi possa dare risposte sensate sul Senso della Vita o roba del genere. Ricordo che c’era un gran bel film, che non danno in tv da secoli, si intitolava St. Elmo’s Fire, e uno dei protagonisti passava l’intera durata del film a cercare il senso della vita, e quando lo trovava, pubblicava un articolo sul giornale per spiegarlo. Che cagata. A questo preferisco i Monty Python: Ed ecco il significato della vita. Beh non e’ niente di speciale. Siate gentili con il prossimo, non mangiate i grassi, leggete un buon libro, fate passeggiate e cercate di vivere in pace e armonia con gente di ogni fede o nazione. Anche Jurassic Park però ci è maestro su cosa aspettarci dal mondo che ci circonda: Dio aiutaci. Siamo nelle mani di ingegneri. Alla fine, mi rendo conto che è solo una questione di scelte. Le contingenze, il mondo che ti circonda, spesso non servono a molto. Sono convinto che il mondo non è come lo fai, ma la tua vità si. Conla giusta volontà si può arrivare dappertutto (salvo ostacoli non dipendenti dalla propria volontà.). Alla fine si tratta di scegliere, perché "una cosa è conoscere la strada giusta, altra cosa è imboccarla." Guardo troppi film, e spero sempredi non comportarmi nella vita come nei film che guardo. Sarebbe davvero triste, anche se in fondo facciamo tutti del cinema.

FRANCESCO GUCCINI

DOVEVO FARE DEL CINEMA

Certo, ha ragione il signore se dice che siamo in un film
dell’ ultimo periodo,
dove i banditi pentiti confessano se non li processano
e così fra le macchie di sangue la vita è la solita
e fa "audience" se in più c’è la scena del killer che vomita.
Sa com’è? E’ bello fare del cinema
anche se, lì da imputato, c’è qualcuno che crede di esser nel cinema muto,
è bello fare del cinema,
ma piuttosto che sparare siam rimasti nascosti a guardare.
A guardare cos’è che ci aspetta alla fine del tunnel,
dei riflussi riflessi su certi pacchetti di Camel,
quando tutto è soltanto un riassunto di modi di dire,
quattro quarti di noia disposta comunque a finire;
l’ inflazione però non finisce e ci rende cattivi,
non c’è niente che valga la pena e così siamo vivi.
Ma che cos’è che ci fa fare del cinema?
Forse questa depressione o l’ istinto di conservazione.
Noi, si va a fare del cinema,
quando vivere è un problema rifacciamo da capo la scena…
Sì, devo dire che ha proprio ragione il signore,
c’è una crisi tremenda che investe l’ intero settore;
è che il pubblico vuole si parli più semplicemente,
così chiari e precisi e banali da non dire niente.
Per capire la storia non serve un discorso più grande:
signorina cultura si spogli e dia qui le mutande.
Sa com’è, lei, deve fare del cinema,
mica roba pervertita, ma un soggetto che serva alla vita;
facciamo tutti del cinema,
ma piuttosto che parlare si rimanga nascosti a pensare…
Ma il gestore di un piccolo cine di periferia
mi diceva che è tutta la vita che aspetta un’ idea,
un’ idea piccolina che verso il finale si evolve
nella madre di tutte le storie, l’ idea che risolve;
quel soggetto che senti nell’ aria e potrebbe arrivare
proprio quando hai già chiuso il locale e cambiato mestiere:
sa com’è, è bello fare del cinema,
tanto, sa, facciamo tutti del cinema…

13
dic
05

Blurp. Blurp. In realtà la Lava Lamp che sto fissando dalle 2 del mattino non fa questo rumore, o almeno io non lo sento dal letto. Me ne sto qui sdraiato e il mio sguardo passa dal soffitto alla lampada. Blurp. Di fianco alla lampada, in ordine sparso, conto dieci pacchetti di Camel vuoti e uno pieno, due accendini ormai senza gas e uno funzionante, una carta di Galak, due bicchieri e la tazza della Scozia, vuoti, un posacenere pieno. Dovrò ripulire la scrivania. Ma in realtà penso ad altro. Ritorno a guardare il soffitto e mi chiedo dove sarò tra un anno. Diciamo che lo scorso anno mi chiedevo la stessa cosa guardando lo stesso soffitto, e pensavo che avrei almeno messo un lampadario nella stanza, ma il tubo elettrico sottotraccia ancora sbuca fuori dalla muratura, e i fili elettrici reggono ancora la stessa lampadina di un anno fa. Blurp. Sapete, non è che io non nutra sogni o aspirazioni, o meglio, li ho nutriti. Per anni ho pensato che un giorno avrei mantenuto tutte quelle promesse che a cicli regolari mi faccio una mattina in cui mi sveglio e credo di aver fatto una cazzata davvero troppo grossa stavolta. Mi è successo centinaia di volte,e di promesse me ne sono fatte migliaia. Ne ho mantenute davvero poche. Alla fine, un giorno, mi sono svegliato e ho scoperto di essere ormai un pò troppo avanti per realizzare qualsiasi cosa avessi in mente qualche anno fa, e che avevo nella valigia sotto il letto troppe promesse non mantenute per poterne ancora fare. Non so se questo sia esattamente l’equivalente di invecchiare, io non mi sento invecchiato, ma di sicuro significa qualcosa. In fondo poi non si sa mai. Magari tra qualche giorno mi sveglio e con un colpo di fortuna la mia vita potrebbe cambiare d’improvviso, e mi potrei ritrovare, che so, in un altro pianeta. Ma questo succede solo nei film. Insomma, stavolta che si fa? Davvero, inizio ad essere stanco di essere senza capo nè coda, di non avere più una strada da seguire. Perché va bene prendere sempre quella meno battuta, ma inoltrarsi nel bosco dove non c’è nemmeno una mulattiera, ci si perde. E io lo so bene. Avrò avuto dieci anni, più o meno. A quei tempi i miei avevano già una casa in affitto nei pressi di Cingoli, quartiere l’Avenale, dove è nata mia madre. La casa era sperduta in mezzo al nulla, sul crinale di una collina (quasi montagna, a circa 650 metri), ed eravamo circondati da boscaglia e pascoli. Un pomeriggio io, mia cugina e due nostri amici di allora (che non vedo più da oltre dieci anni, e mia cugina ormai da due. Non conosco nemmeno mio nipote), ci incamminammo in mezzo alla boscaglia. Ci divertimmo molto e la passeggiata ci consumò le energie mentre ci rincorrevamo in mezzo all’erba ed esploravamo nuovi anfratti seguendo il movimento di lucertole o altri variopinti animaletti che popolavano la zona. Quando fummo troppo stanchi accadde che volevamo andare in casa a bere qualcosa. Ma non sapevamo da che parte andare. Presi dalla disperazione, seguimmo il primo senitero che era a portata di mano, e lo percorremmo fino alla provinciale, sbucando a circa 5 chilometri dalla casa.  Ritornammo indietro e a metà strada fummo ritrovati dai nostri genitori che ci riportarono a casa, stanchi, assetati, ma divertiti. Ecco, ora guardo la mia stanza e mi sento un pò come quel giorno. Certo, mi sto divertendo, ma probabilmente è ora di trovare una strada da percorrere, e che sappia dove va a finire. Anche perché stavolta, con ogni probabilità, i miei non verranno sulla 127 gialla a caricarmi e portarmi a casa. Anche se saranno indubbiamente preoccupati. Lo sono da 30 anni, anche quando non c’è motivo (molto di rado, a dire la verità). Blurp.Oppure posso passare ancora qualche ora fissando la lampada, guardare le bolle verdi salire e scendere in continuazione, pensare che per l’anno prossimo ci sarà un lampadario in questa stanza. E’ probabile anche che manchi io in questa stanza, e che un lampadario ci sarà davvero, ma io non lo fisserò da questo letto. Per adesso vediamo di seguire le lucertole.

PETER GABRIEL

SOLSBURY HILL

Climbing up on Solsbury Hill
I could see the city light
Wind was blowing, time stood still
Eagle flew out of the night
He was something to observe
Came in close, I heard a voice
Standing stretching every nerve
Had to listen had no choice
I did not believe the information
(I) just had to trust imagination
My heart going boom boom boom
"Son," he said "Grab your things,
I’ve come to take you home."

To keep in silence I resigned
My friends would think I was a nut
Turning water into wine
Open doors would soon be shut
So I went from day to day
Tho’ my life was in a rut
"Till I thought of what I’d say
Which connection I should cut
I was feeling part of the scenery
I walked right out of the machinery
My heart going boom boom boom
"Hey" he said "Grab your things
I’ve come to take you home."
(Back home.)

When illusion spin her net
I’m never where I want to be
And liberty she pirouette
When I think that I am free
Watched by empty silhouettes
Who close their eyes but still can see
No one taught them etiquette
I will show another me
Today I don’t need a replacement
I’ll tell them what the smile on my face meant
My heart going boom boom boom
"Hey" I said "You can keep my things,
they’ve come to take me home."

 

08
dic
05

Restyling

Se passate di qui con una certa frequenza avrete notato l’anzianità del template di queso blog. A me piace molto così com’è e non lo cambierei mai, ma ci sono alcune funzionalità che sarebbe carino avere, come ad esempio l’elenco degli commenti recenti, o il lik al mio album fotografico. Visto che non ho nè tempo nè voglia di capire come farlo in html, questo comporterebbe cambiare il template del blog, perché quello attualmente in uso non c’è più :-( (( Chiedo quinid a tutti quelli che passano di qui di lasciare un commentino, dicendomi se preferiscono vedre il vblog in versione differente o lo trovano bello così com’è. Io preferisco l’essenzialità di questo, e le righe nere mi piacciono troppo, ma alla fine, l’importante è che ci si trovi bene chi viene a trovarmi qui, questa non è la mia casa, è il salotto delle chiacchiere, e deve essere confortevole per tutti. Ditemi cosa ne pensate. In fondo, per dirla con gli EARTH, WIND AND FIRE bisogna saper accettare le novità.

THE CHANGING TIMES

As you discover changing times
You must have the strength to endure
As you discover changing world
You can’t be guessing, you must be for sure
In these ever changing times
You must learn to stand up on your own

Life has so much to show you
You must be ready for the new
Space on the strife, fix up your life
Space on the strife, fix up your life

As you discover changing times
It’s not so bad as you will find
As you discover changing world
A new direction you must keep in mind

Life has so much to show you
You must be ready for the new
Space on the strife, fix up your life
Space on the strife, fix up your life

We go through so many changes
As we learn to grow

07
dic
05

SOLO UN BACIO

4 NOVEMBRE 2004, SEMPRE LO STESSO GIOVEDì (continua ancora): Con l’amica inquietudine ridiscendo lungo Via Rizzoli, stavolta dalla parte senza portici, ammirando le due torri che si alzano storte verso il cielo. Le pile traballani di mattoni. Arrivato alla piccola piazzetta dove c’è l’ultima libreria che sia disposto a visitare prima di arrendermi. Questa la chiamano libreria, ma intendiamoci: è un vero supermercato del libro, mancano solo i carrelli. Ad ogni modo qui la roba è divisa in sezioni sensate, e i manuali per giovani yuppie almeno sono nella sezione manuali (50 x 190 cm.), e non sotto altro. Mi fermo un bel pò alla sezione storia. Ormai ho rinunciato all’idea dei culti misterici, ma un libro di Duby che ancora mi manca ci sarà pure. Purtroppo mi devo ricredere. Non c’è. In compenso mi soffermo pensieroso davanti a "L’Antico Regime e la Rivoluzione" di Alexis de Tocqueville. Ricordo quel libro. Ci feci una relazione alle superiori e ci presi un bel 7,5. Sarò stato perché Tocqueville era moderatamente critico verso la rivoluzione francese, ed io lo fui esageratamente nella relazione, sarà che facevo propaganda elettorale col professore di Storia, ma gli piacque. Faccio due conti e decido che 25 euro per 1028 pagine non sono disposto a spenderli. Così, ormai deluso e pensando che non troverò mai nulla, mi dirigo verso l’uscita, quando vengo attratto da una nuova edizione del Ritratto di Dorian Gray. Dovete sapere che avevo già letto Dorian Gray. L’avevo letto in una edizione Fabbri da edicola, tradotta da cani, quando ero alle medie. Il libro era minuscolo (circa 5x 7 cm.) e avevo dovuto usare la lente d’ingrandimento. Prezzo dell’edizione in questione 7,5 Euro. Si può fare. Lo compro giusto per dire che non avessi fatto un giro di librerie senza acquistare nulla, e in fondo mi è andata bene. L’ultima volta che feci una cosa del genere comprai Madame Bovary di Flaubert, e ho ancora i conati a pensare a quello schifo di libro. Ad ogni modo non sono propriamente soddisfatto, e manca ancora un’ora all’appuntamento aperitivo con APV e l’Aurora. Dovrò trovarmi qualcosa da fare. Ci penso mentre risalgo Via Rizzoli, di nuovo evitando i portici. Potrebbe altrimenti venirmi la tentazione di uno dei due fast food in cento metri. Arrivato di nuovo alle spalle del Dio Nettuno, decido che guardare le persone dalle scale di Palazzo Re Enzo, mentre fumo la decima, o giù di lì, Camel della giornata può essere abbastanza improduttivo, ma sufficientemente perverso, per i miei gusti. E così eccomi. Seduto sulle scale di un Palazzo Reale (nessuno a Bologna credo ci pensi, ma Palazzo Re Enzo è una piccola Versailles) mentre fisso persone sconosciute che fanno varie cose. Ci sono i due ragazi nordafricani che ridono felici ad una battuta incomprensibile per me. C’è il gruppo di sedicenni che fa più rumore degli altri cento presenti in Piazza. C’è persino della musica che proviene a tutto volume da Piazza Maggiore. Non so perché, ci sarà, immagino, un concerto commemorativo per la Liberazione di Bologna. Certo, non credo che ai Metallica (Master of Puppets), o ai No Doubt (It’s My Life), che li seguono, interessi molto della liberazione di Bologna, e probabilmente su quel palco saliranno i Nomadi, stasera. Continuo a guardarmi intorno cercando l’immagine che mi riconcili con una vita oggi avara di soddisfazioni. Ed eccola. La mia catarsi finale. La definitiva immagine che per oggi mi darà l’allegria necessaria. Sulla scalinata di fronte a quella dove sono seduto ci sono qualche decina di ragazzi. Tutti seduti tranne due. E’ la scalinata della Sala Borsa, ma non mi interessa l’ingresso a quella che dovrebbe essere una biblioteca, nè mi interessano le corone di fiori sotto le foto partigiane, pure ben visibili. Quello che colgo, che mi attrae, che mi inchioda con la sigaretta a mezz’aria è l’interazione i corso tra un ragazzo ed una ragazza, in piedi su quella scalinata che avevo già percorso prima nel pomeriggio. Avranno poco più di vent’anni, e sono avvinghiati l’uno all’altra. Si baciano. In sè la cosa non ha nulla di eccezionale. Nello stesso momento altri milioni di persone si stanno baciando nel mondo, ma questo bacio è mio, ed è un bel bacio. Di quelli pieni di passione. Di quelli che trasmettono passione. Di quelli che ti fanno pensare "Vorrei essere al loro posto". I due si stanno impegnando (lingua, mani un pò dappertutto, occhi chiusi), ma non si baciano in modo frentico, come quelli che consumano troppo in fretta un bene prezioso. Lo fanno lentamente, assaporando ogni millisecondo di quel momento che li unisce, che fa loro desiderare di non staccarsi più dalle labbra dell’altro. Come se fosse la prima volta che bacino qualcuno. E magari è davvero così, chi lo sa. Mi piacciono quel ragazzo e quella ragazza, provo istintiva simpatia per loro; hanno capito che baciarsi ha un senso solo se c’è passione nel farlo. Li osservo ancora un pò. Piego la testa di lato avvolto anch’io dal loro abbraccio, sciolto anch’io dal loro bacio. La sigaretta mi brucia l’indice, ma ormai sto dipingendo il mio personale quadro mentale dei due ragazzi che si baciano. Sorrido mentre lascio cadere la sigaretta. Mi imprimo in mente la scena, nel cuore un pò di passione. Mi alzo. Un’imitazione di biblioteca, una libreria sotteranea, un bookstore, e un supermarket del libro. Alla fine tutto ciò che di buono mi lascerà questo pomeriggio è solo un bacio. Sorrido e mi avvio. Raggiungo i due ragazzi, busso alla spalla di lui che si gira visibilmente seccato ( a ragione): "Grazie!", dico sempre più sorridente. Guardo lei che è ancora più perplessa di lui, e sempre sorridendo dico: "Grazie anche a te". Poi mi volto e finalmente sono io a dare le spalle agli Antichi Dei, mentre me ne vado felice. Fine.

HERMAN HUPFELD

AS TIME GOES BY

[This day and age we're living in
Gives cause for apprehension
With speed and new invention
And things like fourth dimension.

Yet we get a trifle weary
With Mr. Einstein's theory.
So we must get down to earth at times
Relax relieve the tension

And no matter what the progress
Or what may yet be proved
The simple facts of life are such
They cannot be removed.]

You must remember this
A kiss is just a kiss, a sigh is just a sigh.
The fundamental things apply
As time goes by.

And when two lovers woo
They still say, "I love you."
On that you can rely
No matter what the future brings
As time goes by.

Moonlight and love songs
Never out of date.
Hearts full of passion
Jealousy and hate.
Woman needs man
And man must have his mate
That no one can deny.

It’s still the same old story
A fight for love and glory
A case of do or die.
The world will always welcome lovers
As time goes by.

Oh yes, the world will always welcome lovers
As time goes by.

 




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