Archivio Pagina 2

05
dic
05

PILE TRABALLANTI

4 NOVEMBRE 2004, ANCORA GIOVEDì (continua): Mi lascio alle spalle Nettuno e la Sala Borsa e mi dirigo verso le Due Torri, lungo Via Rizzoli, passando sotto i portici. Dopo aver superato due fast food nel giro di cento metri, entro in una libreria sotteranea che frequento praticamente dal mio primo giorno a Bologna. Sono entrato decine, forse centinaia, di volte in questa libreria. La trovo confortante. Mi piace il fatto che ci siano libri un pò ovunque, che il tuo movimento sia faticoso tra scaffali e tavoli ricoperti di libri. Eppure, in 7 anni, ho comprato qui soltanto sei libri. Quattro su cinque della serie di Ninja di Lupo Solitario (il quinto mancava e l’ho comprato da Erminio) e due della Serie Sherlock Holmes, sempre di Lupo Solitario. Chissà perché. Resto dentro una mezz’ora. Giro per ogni scaffale, controllo tutti i tavoli, mi gusto la sezione bambini. Esco senza aver comprato nulla, chiaramente. Ma l’atmosfera era confortevole, anche se nessun libro ha attratto la mia attenzione. Non si moriva dal caldo, c’era odore di carta, di computer solo uno al banco. I libri erano dappertutto, vicino all’ingresso c’erano persino due o tre pile traballanti di generi ed autori sparsi (almeno un paio anche in lingua originale) che sorgevano da terra, come piace al Boss. Piccole Torri di Babele per riconciliarmi col concetto di Biblioteca. La libreria bella e piccola dove non compri  nulla come concetto catartico, per riavvicinarti alla lettura ed avere il coraggio di entrare in un book store (ci tengo a dire che book store significa negozio di libri, quindi nulla di speciale) per comprare qualcosa. Bello questo concetto,dovrò dirlo a qualcuno,o scriverlo da qualche parte, prima o poi. Attraverso la strada schivando autobus che mi vengono incontro come mostri arancioni assetati di sangue, e risalgo lungo via Rizzoli verso il primo bookstore che voglio visitare. Durante il tragitto la mia attenzione viene deviata da un bel paio di gambe, chiuse da calze nere, che scompaiono in una minigonna ascellare a portafoglio. Non guardo nemmeno in faccia colei che mi ha donato alcuni secondi di piacere intenso ed una piccola erezione. Quando le gambe scompaiono rialzo la testa e torno indietro di qualche metro. Avevo superato il book store. Entro e mi dirigo al piano superiore con sicurezza. Lo faccio perché mi sono messo in testa di voler leggere un saggio qualsiasi su una qualsiasi antica divinità pagana, possibilmente un culto di tipo misterico, e so che la sezione religiosa è al piano di sopra. Arrivato davanti al settore religioni (70 x 180 cm.) scopro, con disappunto, che tale settore consta di libri riguardanti esclusivamente le seguenti religioni: cattolicesimo, cristianesimo, islam, ebraismo. Ritengo questa scelta razzista e presuntuosa. Dei due libri, uno sul buddhismo e l’altro sul confucianesimo, presenti nello stesso settore, penso invece che si tratti di un grossolano errore operato ad arte per il consumatore compulsivo di tipo alternativo. Nessuno dei due è una religione. Si tratta di linee guida filosofiche basate su religioni preesistenti.. Ad ogni modo, niente dei pagani. Traslo al settore adiacente: esoterismo (70 x 180 cm.) Magari quiqualcosa sui culti misterici c’è.  Tarocchi, magia, cabala, i libri sullo zen (ma un settore filosofia non c’è in questo posto?), ma ancora niente sui culti misterici. Mi andrebbe bene anche qualcosa su Dioniso o Mitra, al limite anche su Iside, cavoli c’erano dei templi di Iside da queste parti! Sto per traslare nuovamente quando la mia attenzione viene attratta dai libri più in basso in questo settore. Alcuni titoli per dirvi quanto possa aver storto la bocca e controllato il mio istinto di prendelri e spargerli in terra (tanto c’ero solo io nell’area saggistica del piano superiore): "Come curare lo stress da successo", "Come piacere alla gente" (è noto che la gente ha comportamenti prevedibili), "Manuale del giovane rampante", sino al terribile "Hai trent’anni, come affrontare il mondo che ti circonda". Cavoli hai trent’anni e ancora non l’hai capito? Il settore esoterico di un negozio di libri, insomma, è destinato agli yuppie italiani del duemila e a come sopravvivere in un mondo pieno di yuppie, dove ormai anche i metalmeccanici si sentono yuppie. Addio sottoproletariato. Addio pile traballanti. Sono di nuovo nel vortice dell’insofferenza. In un solo secolo l’esoterismo si è trasformato da materia relativa a vita, morte, evocazioni, alchimie, magie bianche e nere, misteri fisici e metafisici, a materia che tratta di economia, sociologia spicciola e fiducia di sè. E’ pronto il nuovo corso alla facoltà di Economia e Commercio: "Tarocchi per manager rampanti; gli arcani maggiori nel regime di concorrenza imperfetta". Per la cronaca,   il regime di concorrenza perfetta non può avverarsi in un sistema economico reale, e questo la dice lunga su come viviamo oggi. Ora il settore sulla magia bianca è rimpiazzato da "Come sposare un milionario vestita di bianco", quello sull’alchimia da "Versace: nero di stile". Sono sinceramente inquietato. Avrei dovuto fermarmi alle pile traballanti e sfogliare qualcosa lì, anziché finire nella Piccola Bottega degli Orrori. Sono più che convinto che da un momento all’altro il giovane figo e sorridente delle "Tecniche ed esercizi per l’autostima" possa uscire dalla copertina del libro e divorarmi mentre mi insegna a guardarmi allo specchio e a dire "sono figo". Per dirla con Ivan Graziani, l’inquietudine mi cresce dentro come un cancro, e c’è n’è di che, se io mi lascio andare. (to be continued…)

BAD RELIGION

THE EMPIRE STRIKES FIRST

We strike first
And we’re unrehearsed
Here we go again
To stage the greatest show on heaven and earth
Come on, get your money’s worth

Don’t wanna live
(can’t live)
Don’t wanna give
(can’t give)
Don’t wanna be
(won’t be)
E-M-P-I-R-E
Don’t wanna live
Don’t wanna be
E-M-P-I-R-E

We’re comin on fast
And we’re built to last
We stumbled once in ‘Nam
Now we’re glad to finally say
Those days have passed
Tell me how long can it last!

Don’t wanna live
(can’t live)
Don’t wanna give

(can’t give)
Don’t wanna be
(won’t be)
E-M-P-I-R-E
Don’t wanna live
Don’t wanna be
E-M-P-I-R-E

We just started out
You don’t need to be afraid
Yeah you deserve two minutes hate

Well, we spit and we cursed and our bleeding hearts burst
But even ten million souls
Marching in February couldn’t stop the worst,
Couldn’t reverse

Don’t wanna live
Don’t wanna give
Don’t wanna be
E-M-P-I-R-E
Don’t wanna live
Don’t wanna be
E-M-P-I-R-E

I can’t live
If it isn’t with you

 

04
dic
05

IMITAZIONE DI UNA BIBLIOTECA

 4 NOVEMBRE 2004, GIOVEDI’ – Mi piacciono le biblioteche, si respira a fondo l’odore di carta in biblioteca, e sono piene di libri. Mi piacciono anche i libri. Metto piede in quella che chiamano Piazza del Nettuno, cogliendol’Antico Dio Pagano alle spalle, mentre immobile sovrasta la sua piccola pozzanghera d’acqua. Suo nuovo regno in una società non più pagana. Dagli oceani ad una fontana. Sic transit gloria mundi. Inizio a salire lentamente, gustando ogni gradino, la scalinata che sale a destra del divino deretano, la scala che conduce in Sala Borsa. Ormai non più Sala Borsa, ma Biblioteca Comunale. Stesso nome, uso diverso.La Sala Borsa è parte del Municipio di Bologna, e a sinistra dell’ingresso, dietro il vetro di enormi bacheche appese al muro ci sono delle foto. Migliaia di foto. Se non ci sono foto, è un alloro repubblicano a ricordare chi è caduto da partigiano per la liberazione di Bologna. Ho sempre trovato questo particolare angolo della facciata del municipio il più bel monumento di Bologna. Insieme alla foto, due epigrafi celebrano la riuscita liberazione di Bologna dal nazi-fascismo e la fine della Seconda Guerra Mondiale. Oggi, però, tra le foto e le lapidi c’è dell’altro. Un tricolore campeggia, affiancato dalla bandiera blu dell’Unione Europea, tra le foto. Sotto, appoggiate su dei cavalletti, sette corone di fiori, poste da enti ed associazioni laiche di varia natura, fanno da contorno ai visi in bianco e nero cui Bologna deve la sua libertà. Bologna fu liberata dall’occupazione nazi-fascista nel Novembre 1944. Sessanta (60) anni fa.Chissà se quei volti senza tempo, giovani, vecchi, impauriti, sorridenti, tristi, avrebbero sacrificato comunque le loro vite, per ritrovarsi 60 anni dopo di nuovo i fascisti al potere, ad urlare slogan da stadio per il simbolo del capitalismo nostrano, ormai Presidente del Consiglio e barzelletta di sè stesso.Perdonateci, compagni, la memoria nel Duemila ha la data di scadenza. E secondo le norme vigenti questa è fissata ad una settimana dall’accaduto fatto, o dal giorno in cui si apprende la nozione già dimenticata. Noi resistiamo, compagni, in molti aggiriamo l’orribile legge, ogni settimana parliamo delle stesse cose, o di cose avvenute, mesi, anni, secoli fa. Io ci provo compagni. Sto andando in biblioteca per questo. All’interno, però, trovo solo una tecnologica e razionale disposizione degli spazi ad uso del consumatore compulsivo di cultura gratuita. Dove sono le foto in bianco in nero? Non c’è nemmeno quell’aria gelida e piena di quell’odore forte che solo la carta riesce ad emanare. I riscaldamenti sono accesi. Moderni termo convettori trasmettono un forte rumore di ventole, ed un inutile calore, visto che questo Giovedì di Novembre è tutt’altro che freddo. Giro per ogni sala della biblioteca. Schivo i tavoli pieni di computer e studenti universitari intenti a fare chissà cosa. Magari a scrivere la tesi, o a discutere di fiosofia con qualche loro conoscente francese o americano. Sbircio. "Uè, ieri sera ero troppo bevuto, ho sbottao sulle skale mentre salivo in casa." Dove sono i libri? In quest’altra sala trovo molti fumetti moderni, am non voglio leggere Dylan Dog o Legs Weaver. Focus? In una biblioteca ci dovrebbero essere libri, dove sono? Eccoli! Nei corridoio che circonadno le sale lettura. Ma gli scaffali non sono ad ogni angolo, non coprono per intero la superfice del muro. La razionalizzazione è talmente avanzata che ogni scaffale è esattamente ad unmetro dall’altro (perché avessi un metro in tasca è un altro discorso). Non sono in una biblioteca, sono nell’imitazione di una biblioteca. Nel settore bambini non ci sono libri. Per averne uno bisogna compilare un foglio e deve essere un maggiorenne a farlo. Intanto ho inizato a sudare e sto per avere un attacco nervoso. Esco in fretta e con aria delusa riprendo fiato, mentre fisso il profilo destro di Nettuno, fu Poseidone. Il mio desiderio di sfogiare libri èancora vivo. Proviamo con le librerie, magari nei negozi non c’è questo bisogno di razionalizzare che a quanto pare a cultura gratuita ritiene indispensabile. (to be continued…)

CCCP – FEDELI ALLA LINEA

OH, BATTAGLIERO!

Battagliero
un sepolcro al cimitero
ricoperto di lillà
battagliero
uno sguardo ardito e fiero
che rincorre l’aldilà
Non lo salverà dal cero
il fucile mitragliero
n è un manipolo; guerriero
lo potr à resuscitar;
corre in cielo corre in cielo
Oh Battagliero

Battagliero
rispettoso lusinghiero
il giudizio che si dà
non lo salver à dal cielo
il suo lucido pensiero
disinvolto faccendiero
del potere che verrà
apprendista dell’impero
Oh Battagliero

Battagliero
il serraglio dell’impero
con un limite d’età

Battagliero
un giaccone color nero
marca la diversità
non lo salverà dal cero
il suo lucido pensiero
il furore bandolero
il potere che non ha
aspirante guerrigliero
Oh Battagliero

03
dic
05

 

Elbidebodebade. Quando sono arrivato a Bologna, e si parla del lontano inverno 1997-1998, andai a dividere la stanza col mio amico Mauro. Mauro è stata una persona molto importante per me. A lui e allasua presenza si devono tre cose molto importanti per me. Innanzitutto fu lui a darmi il soprannome di Canaso, quando, esasperato dal mio continuo chiamarlo Mauricchio e battergli la mano sulla pelata a mo di vecchietto di Benny Hill, si prese la sua rivincita con questo soprannome che più bello non si può.  Era il 1994 ed ora siamo nel 2005 e c’è chi disegna questa roba:

canaso4

Il Canaso visto da Michele. Oltre a questo il buon Mauricchio mi fece un indirizzo email e mi lasciò, per due anni, usare il suo computer per connettermi, scaricare porno, giocare a civilization, e fare diversi giochi via e mail. Se oggi passo 3 ore al giorno connesso, in parte è merito, o colpa, sua. Ultimo avvenimento degno di nota fu quel giorno che andammo alla Coop S. Orsola, e mentre si tornava a casa (lui portava le borse, io l’acqua) passammo sotto un’impalcatura in Via Pizzardi, nota per il Circolo Anarchico Aurora molto caro a Scoppa, Redskin Recanatese, voce solista dei B.R. (Bravi Ragazzi). Mentre si camminava sotto l’impalcatura un muratore a terra (italiano) urlò qualcosa di incomprensibile ad un muratore in cima all’impalcatura (anche lui italiano). Quello in alto, capendo tutto l’incomprensibile rispose, letteralmente "Ma che ‘sa dir? Elbidebodebade!". Sguardo perplesso tra me e Mauricchio, sguardo perplesso verso i due muratori, che continuavano a dire cose incomprensibili. Arrivati a casa ridemmo di guato, e da allora per noi "elbidebodebade" divenne come un Antani. Non significava niente, ma noi lo capivamo e ci davamo man forte a sfotterci la gente. Ora è passato qualche anno, e l’ultimo ricordo che ho di Mauro è io, lui e il Gran Moff Tarkin che si va a vedere La Mummia 2 al cinema. Mauro mi manca un pò, e anche elbidebodebade, che non riesco più ad usare perché manca il suo artefice definitivo. Per salutarlo degnamente volevo una canzone di uno dei suoi gruppi preferiti di allora (Mauro non aveva una gran passione musicale, e ancora meno gusto, ma non vuol dire…) i MEATHEAD. Non avendone trovati, passiamo alla scelta B, un pezzo degli ASSALTI FRONTALI con gli LHP, frutto del contagio di Psyco sulle nostre deboli menti. Elbidebodebade Mauro, il Canaso.

FOTTITI

Dal profondo di questo cuore
a un assalto
un ribelle arrangiatore di parole
col veleno in seno in volo su un tappeto di ritmo
e pronto anima e corpo
perché te fottuto stronzo
di una sacca di bastardi sappi
hai rotto tutti i limiti tutti gli argini
e 7 lettere per te sono abbastanza

amma essere una cosa Militant A
e l’amma rà n’cuoi senza e ce fermà
pe chi tene a capa sulo pà spartere è recchie
n’anna a essere parole ma scuppettate
mazzate mazzate a cecata stereotipi menzogne tabu?
a valanga dai giornali le radio tv speaker
io vi odio non ne posso più
stronzi
di spot in spot riuscite a dare pure il potere
a quei fottuti dei potenti in alto
di rendere giusto l’ingiusto vero il falso
cheeeeeeeee?
professione? mestiere?
zozzi imbecilli persi a tutti i livelli
fateci il piacere il favore
fottetevi voi e le vostre storie
storie da libro cuore
nel clima che si respirai sono avvelenato
e fottiti te dj
che avrai paura di mandare questo disco alla tua radio
dal profondo del cuore

f.o.t.t.i.t.i.

e ora fottetevi non siete altro che cultrici delle immagini
e mezze donne finte dalle 1000 pellicce
un culto in mano a spacciatori di notizie
le invidie i gioielli le pellicce e i trucchi
un marito col potere e con i soldi

è duro nuotare controcorrente
in un mare d’acqua sporca
ué macho per l’ultima volta che me ne forte
dei tuoi sporchi racconti di donne
e già basta non si parli di mamme o madonne

vi dico fottetevi in media nei media
la mamma dei fessi è sempre incinta
merda!
fottetevi cultrici delle immagini
continuate ad impinguare le casse di Vanna
per cercare di ottenere le chiappe di "Roberta"
un animale piange nella giungla tutta una vita preda
e non lo sai?
sua madre è stata catturata uccisa adagiata
su una spalla a una fottuta sfilata

sì LHP
ma quale capitale capitale morale
Milano ha ormai mostrato il suo volto provinciale
che quotidianamente alza un muro impenetrabile
e comunica soltanto chi ha il telefono portatile
pischelli intorpiditi che seguono la moda
e uccidono la mamma per guidare la Toyota
gente gente gente indifferente
che se sgombrano una casa non gliene frega niente
figlioli ve lo dico io che questa è Babilonia
essere lombardi vorrei che lo capiste
non servirà un cazzo il giorno dell’Apocalisse
fottuto ora da Bossi come ieri da De Mita
fottuto da un Bossi che si è fatto grande
sugli operai che Occhetto ha lasciato in mutande
e invece di lottare di imbracciare la tua arma
hai scelto la fottuta Lega Lombarda
Pontida apre la sagra della razza rimbambita
che ha paura dell’alieno e predica l’alternativa
disprezzo questa Lega basata sull’ignoranza
d’un popolo passivo castrato alla partenza
ma di che cazzo di orgoglio mi vieni proprio a parlare
sei solo un servo di un Paese
presidenziato da un criminale
e allora

f.o.t.t.i.t.i.

Assalti Frontali LHP
1992
metro dopo metro
in questo scorcio di secolo con metodo
l’aria la trafiggo
con metodo ascolto l’istinto
ma una belva una belva divento
se solo provi a toccarmi il tesoro
che custodisco e alimento
rispetto Militant A
qui è Castro X che parla
un portavoce di un regno
difendendo lo scrigno della fantasia
coinvolgente megafono
per idee chiare scolpite nella mente
indispensabili
e tu che non ci credi
ma ci vuoi star dentro
come gira il vento
ma fottiti!

 

 

03
dic
05

L’arte di vedere l’invisibile

Mentre resisto alla tentazione di andare al cinema con Mike e Bob a vedere l’ultimo di Harry Potter, mi ritrovo nella solita stanza coi soliti compagni di marachelle. Si discute un pò su come comportarci. La Strega dell’Ovest, a quanto pare non è stata sconfitta, ma si è solo spostata. Mentre il Boia porta via con sè la Meraviglia, io mi rovo a riflettere su dove l’orribile vecchia possa essere finita. Ne deduco che aveva un solo posto sufficentemente lontano e per noi impensabile dove nascondersi: l’Est. E’ chiaro, la Strega dell’Ovest è ora diventata la Strega dell’Est, come sempre, è in un gioco di Specchi la soluzione. Intanto vengo a sapere dalle voci soffuse che circondavano la mia conversazione privata con me stesso, che a quanto pare ci si minaccia di una fine indegna se non troviamo la Strega dell’Est. Bella fregatura. Convinciamo il pazzo a lavorare con noi e ripercorriamo verso Ovest la strada di mattoni dorati. Stavolta il Pazzo ha con sè le scarpette rosse. Giunti al vecchio covo della strega cerchiamo qualche indizio che possa essersi lasciata indietro la Vecchia. Il Pazzo batte le sue scarpette e davanti a noi si apre l’ultimo tratto della strada di mattoni dorati, quello nascosto ai nostri occhi prima. La stanza è strana. Le mie percezioni si acuiscono mentre comprendo che le informazioni che raccoglie l’Uomo di Latta dal Libro di Ricette sono insignificanti, e che ci deve essere dell’altro. Era una Strega, qui ci dovevano essere gli oggetti dei suoi incantesimi. Controllo meglio e scopro la Runa della Fissione Atomica. O forse della Fusione Nucleare. O forse del Ragù alla Bolognese. Non ricordo bene. Ma abbiamo un nuovo indizio. Il Pazzo batte di nuovo le sue scarpette rosse, e noi siamo fuori dall’ormai abbandonato palazzo dell’Ovest. Con un pò di fortuna, e magari con l’aiuto della Fata Turchina, immediatamente dinnanzi a noi si dipanerà la nuova strada di matoni gialli che conduce al Palazzo della Strega dell’Est, ex Strega dell’Ovest, ed allora si che il magnifico Mondo di Oz si macchierà di Sangue. Finora era stato troppo chiaro e luminoso e felice per i miei gusti. Come and see the Wonderful Wizard of Oz. Arrenditi, Dorothy.

 

02
dic
05

E’ il giorno del Metatag che ho inserito nel codice html di splinder, bello no?  ="Canaso, Splinder blog, blog, BLOG, blogs, weblog, web log, blog personale, diario, diario personale, sexy casalinghe, diario on line, sesso nani, Splinder, creare un blog, sesso donne incinte, blog tools, blog directory, crea un blog, free blog, blog template, blogger, e-journal, elbidebodebade, website personale, pornostar vogliose, sito personale, sesso lesbo tra vecchie, pagina personale, homepage, sesso canasi, home page, pompini con ingoio, community blogging, community blog, 6969, community website, community, online journalism, on line journalism, publish, personal publishing, figa bagnata

SOFT CELL

SEX DWARF

Isn’t it nice
Sugar and spice
Luring disco dollies
To a life of vice
I could make a film
And make you my star
You’d be a natural
The way you are
I would like you on
A long black leash
I would parade you
Down the high street
You’ve got the attraction
You’ve got the pulling power
Walk my little doggy
Walk my little sex dwarf
(Here, doggy, doggy)
We could make a scene
We’d be a team
Making the headlines
Sounds like a dream
When we hit the floor
You just watch them move aside
We will take them
For a ride of rides
They all love your
Miniature ways
You know what they say
About small boys

Sex dwarf…

(Look it’s so huge!)

We all look so good
We’ll knock ‘em cold
Knocking ‘em cold
In Black and Gold

Isn’t it nice
Sugar and spice
Luring disco dollies
To a life of vice

Sex Dwarf…

(We all look so good
We’ll knock ‘em cold
Knocking ‘em cold
In Black and Gold)

Sex Dwarf
Isn’t it nice
Luring Disco Dollies
To a life of vice

Sex Dwarf…

Sex Dwarf |
Isn’t it nice | Repeat
Luring Disco Dollies | To end
To a life of vice |

"That’s nice !!!"

30
nov
05

Ed eccoci qua. Dopo tre ore ho finito i miei giri internet. E’ da Sabato che non accendevo il pc. Capitemi, Sabato ero sbronzo, domenica sparavo a degli Ord ad Ammo (e ora teletrasportati, stronzo), ieri non avevo voglia ed oggi eccomi qua. Ci sarebbero diverse cose di cui parlare, successe dalla mega festa della tana in poi, ma misembra opportuno rendervi edotti di alcune interessanti notizie che il Carlino ha deciso di pubblicare ieri in ultima pagina. Partiamo da questa: MCCARTNEY: BOICOTTATE I BARBARI CINESI. Pare che il buon Paul ce l’abbia  a morte con i cinesi perché fanno commercio di pellicce di cane e di gatto. Ora, sia Paul che la sua nuova moglie sono animalisti convinti, e di qui la dichiarazione di odio. Paul sostiene anche che non andrà più in Cina. Pazienza. 6 miliardi di cinesi fanno spallucce dicendo chi se ne frega, ma non è questo il punto. Il punto è che qualcuno aquista pellicce di cane e di gatto. E allora non sono i cinesi i bastardi, caro Paul, ma quei simpatici inglesi, italiani, americani, francesi che arrivati al negozio, dove il commesso suggerisce alla signora questa finissima pelliccia di cane direttamente dalla cina, la signora, senza batter ciglio dice che preferisce il caro vecchio ermellino. Quelli sono bastardi. Ma i mercato Americano è troppo grande per rinunciarci vero? In Cina chi vuo che ti ascolti, nemmeno capiscono cosa dici. Ma andiamo oltre: VITA DA STAR: MADONNA VUOLE FARE LA REGISTA: Pare che la Regina abbia imparato molto mentre girava un documentario sulla vita da Star e che ora voglia passare dietro la macchina da presa. Da grande fan della Regina le dico solo che io sono tra quei mille idioti che sono andati a vedere il remake di Travolti da un insolito destino, e che canta, balla e si muove così bene che non ha bisogno di darsi al cinema. La musica non solo gli da abbastanza soldi, ma la fa bene. Perché fare male qualcosa d’altro? Insomma, a quanto pare quest cantanti fanno sempre altro, e alla fine anche Elio e le Storie Tese saranno i doppiatori di Terkel, un divertente film animato danese, stando al Carlino. Dopo Faso giocatore di Baseball,  e musicista da programma tv a So 90s, ora i nostri simpatici fanno anche i doppiatori, e a me viene da pensare che nemmeno la Bellucci si doppia più da sola, perché rubare lavoro ai nostri doppiatori, tra i migliori del mondo, tra l’altro? Detto questo cerco di ricordarmi di qualcuno che abbia deciso di fare musica e fermarsi lì, senza fare poltiica, film, doppiaggi, radio, televisione, apparizione a reality orridi vari. Possibilmente vivo. Iniziamo a scartarne diversi: Guccini, Battiato, gli Stones, John Lennon, i Cardigans, i Culture Club, Cesare Cremonini, i Beatles, gli Aerosmith, Michael Jackson, Gianni Morandi, Frank Sinatra… Caboli, ci sarà pure qualcuno… eccolo… controlliamo… Ok, ha solo scritto alcune canzoni per Totò Sapore e la magica storia della pizza, d’altronde è napoletano, che ce voi fà? EDOARDO BENNATO, l’unico, l’unico in grado si ricordarsi, forse, che , in fondo in fondo, SONO SOLO CANZONETTE.

Mi ricordo che anni fa
di sfuggita dentro un bar
ho sentito un juke-box che suonava
e nei sogni di bambino
la chitarra era una spada
e chi non ci credeva era un pirata!
… e la voglia di cantare
e la voglia di volare
forse mi è venuta proprio allora
forse è stata una pazzia
però è l’unica maniera di dire sempre quello
che mi va!
Non potrò mai diventare
direttore generale
delle poste e delle ferrovie
non potrò mai far carriera
nel giornale della sera
anche perché finirei in galera!
… mai nessuno mi darà
il suo voto per parlare
o per decidere del suo futuro
nella mia categoria
tutta gente poco seria
di cui non ci si può fidare!…
Guarda invece che scienziati,
che dottori, che avvocati,
che folla di ministri e deputati!
Pensa che in questo momento
proprio mentre io sto cantando
stanno seriamente lavorando!
… per i dubbi e le domande
che ti assillano la mente
va da loro e non ti preoccupare
sono a tua disposizione
e sempre, senza esitazione
loro ti risponderanno!…
… io di risposte non ne ho!
io faccio solo rock’n roll!
… se ti conviene bene
io più di tanto non posso fare!…
Gli impresari di partito
mi hanno fatto un altro invito
e hanno detto che finisce male
se non vado pure io
al raduno generale
della grande festa nazionale!
… hanno detto che non posso
rifiutarmi proprio adesso
che anche a loro devo il mio successo,
che son pazzo ed incosciente
sono un irriconoscente,
un sovversivo, un mezzo criminale!…
Ma che ci volete fare
non vi sembrerò normale
ma è l’istinto che mi fa volare!
Non c’è gioco né finzione
perché l’unica illusione
è quella della realtà, della ragione!
… però a quelli in malafede
sempre a caccia delle streghe
dico: no! Non è una cosa seria!
E così è se vi pare
ma lasciatemi sfogare
non mettetemi alle strette
o con quanto fiato ho in gola
vi urlerò: non c’è paura!
Non c’è politica, che cultura,
sono solo canzonette!…

 

26
nov
05

Sta scendendo la prima neve. Fortunatamente è bagnata dall’acqua e riuscirà a non fare molti danni. Io sono immerso nella preparazione dei cd da portare alla festa di Via Chiarini. Mentre scorrevo su emule tutto quanto avrei potuto scaricare, l’occhio è caduto su questo bel pezzo, ormai quasi dimenticato, degli INKUBUS SUKKUBUS. La canzone è una cover, se non sbaglio degli Stones, ma a me piace di più la versione degli IS. Parla fondamentalmente di quest’uomo che gira per la strada e vede tutto colorato, ma lui vorrebbe dipingere tutto di nero perché (mi pare) è depresso. Ecco, qui un pò mi incazzo. Capite, gli Stones, o chi per loro, hanno scritto questa canzone perché avrebbero dipinto il mondo di nero essendo depressi, ma normalmente si sraebbero colorati, perché secondo le leggi della normalità quelli sono colori che indicano il fatto che tu sia felice, mentre il nero significa che sei depresso. Per chi non lo sapesse, ora, io giro sempre in abiti neri, o grigi, al massimo blu scuro. Ma non è che sia sempre depresso. In questo periodo, ad esempio, sto abbastanza bene, anche se qualche problema c’è, e bisogna ammetterlo. Ma non per questo mi sembrerebbe sensato mettermi su dei pantaloni rossi ed una camicia a righe blu e bianche. Volgio dire, vi sembrano dcenti? No perché nel caso siete voi a dessere malati. Mia mamma ha sempre cercato di convincermi ad acquistare vetiti orribili urlando "E’ di moda", e convincendomi così definitivamente a non comprarli mai nella ita. Piuttosto nudo. E poi una mia vecchia amica mi disse "Dicono che i vestiti siano lo specchio dell’anima, quindi tu hai l’anima nera" e io "Certo, per le oche come te i vestiti sono lo specchio dell’anima, c’è genta che pensa siano gli occhi, altri le tue azioni, io personalmente penso che l’anima come la intendi tu non esista quinid è dura che si specchi da qualche parte. Tanto più se parliamo di vestiti che non hanno specchi." Non mi parla più. Eppure avevo ragione, ne sono convinto. Primo non ho un’anima, quindi non può avere colore. Secondo, ma per voi lo specchio dell’anima può essere un maglione? Odio solo a pensarci. Per gli Stones, cmq, a quanto pare il Nero aveva un preciso significato correlato al loro stato d’animo, e questo, pur comprensibile, non li giustifica. Se avessero incontrato me per strada non avrebbero dovuto dipingermi di nero. Gli Inkubus Sukkubus non so perché volessero pitturare tutto di nero, am indubbiamente avranno avuto i loro buoni motivi. E comunque, lo facevano in modo più divertente degli Stones, e anche quando erano felici sicuramente giravano vestiti in nero. Loro erano dei Goths. E qui chiuderei con una bella frase che stava stampata sulle magliette, ormai fuori produzione, della Steve Jackson Games: "If you are really a Goth, where were you when we sacked Rome?"

PAINT IT BLACK (cover)

I see a red door, and I want it painted black,
No colors anymore, I want them to turn black,
I see the girls walk by dressed in their summer clothes,
I have to turn my head until my darkness goes.
I see a line of cars, and they're all painted black,
With flowers and my love, both never to turn back,
I see people turn their heads and quickly look away,
Like a newborn baby it just happens every day.
I look inside myself and see my heart is black,
I see my red door and must have it painted black,
Maybe then I'll fade away and not have to face the facts,
It's not easy facing up when your whole world is black.
No more will my green sea go turn a deeper blue,
I could not foresee this thing happening to you.
I want it black, as black as night,
As black as coal, as black as death,
I wanna see the sun blotted out in the sky.
I want it painted painted painted, painted black, yeah.
I want it black, black as coal,
As black as ice, as black as death,
I wanna see the sun, blotted out in the sky...
I want it painted...(Fade)
26
nov
05

L’arte della menzogna

Seguendo la strada di mattoni gialli siamo arrivati al palazzo dela Strega dell’Ovest. Con me è venuto l’uomo di Latta, dopo che avevo individuato il pazzo sul tetto che scotta, appostato a fare da guardia ad un invisibile carico di cibo, depositato per il momento in macelleria. Io e l’uomo di Latta svolgiamo il nostro compito al meglio, e quando stiamo per andarcene vedo due ombre dietro l’angolo. Finalmente. Lascio che partano senza di me e faccio il giro. Quando sono alle loro le spalle e sono già prontoal divertimento noto che conosco quelle ombre. Sono Mortombre. Con fare non curante mi appresto a chiamare un tax, ma noto che il Pilota mi ha aspettato. Mi faccio dare un passaggio. Il giorno dopo torna a disturbare il mio dolce epilogo del Mago di Oz il Samurai. Preparato all stiuazione mi nascondo nel solito angolo al riparo dal sole. La discussione è intrigante e le menzogne dette sopraffine. Lui fa fintadi crederci. Davvero un uomo di classe. Appena se ne va è l’Uomo di Latta a lamentarsi.Ci rinfaccia del nostro pessimo lavoro, si lamenta di noi, è pieno di rancore. Mi dispiace Uomo di Latta,mi dispiace davvero. Vorrei aver trovato il tuo cuore in quella macelleria, ma ce n’erano solo di ancora vivi. Uomo di Latta, ti prego, perdonaci, non lo faremo più, Uom… Un attimo, che ore sono? Mezzanotte? Allora devo sbrigarmi, la scena in cui Cenerentola perde la scarpina è la mia preferita, e stasera voglio recitare io la parte del Principe Azzurro con una qulche subcreatura. In fondo è questo che era cenerentola per il Principe: una subcreatura che vista la sua imbecillità era disposta a soddisfare ogni suo desiderio. E subcreatura sia. Ma di cosa stavo parlando? Ah già, l’inutile Uomo di Latta. Che si fotta, qui sul piano Grimm non c’è posto per il mondo di Oz.

23
nov
05

Ebbene si, ho raggiunto i mille passaggi su questi piccolo blog. Felice postiamo perché negli ultimi tre giorni non ho avuto tempo di fare molto. Sballottato dalla tana a casa, al giro in cerca di lavoro, di tempo per mettermi qui a scrivere nerimaneva poco. E quel poco veniva dedicato allo sterminio di non morti. Ma ora rieccomi, seduto qui, nella stanza dagli strani rumori. E’ tutto il pomeriggio che di quando in quando da un muro, dall’armadio, persino da sotto il letto, provengono rumori di assestamento. Sarà per il terremoto di Abbiate Grasso. Oppure perché qualcuno nell’appartamento di fianco sta appendendo qualcosa al muro. Sia come sia., la mia stanza si anima. Il primo è il cassone del PC. "Stronzo, non è ora che mi spegni e ti metti a fare qualcosa di produttivo?" Rispondo e chiedo che ore sono e di che giorno. Lui dice che sono le 17.30 del 23 Novembre. Cazzo, ma sono collegato da quasi tre ore. Devo eliminare alcuni pezzi di internet dalla mia giornata , non ci posso perdere quattro ore. Gli risponde il termosifone, che si sforza di portare la temperatura della stanza a 22 gradi centigradi "Bah, l’importante è che torni di nuovo la primavera, così si ricomincia a dormire" Toccato l’argomento sonno, si sente in dovere di fare il suo intervento il letto che con voce strozzata dai due quintali di vetsiti appoggiati là sopra cerca di protestare. Vorrebbe essere rifatto tutti i giorni e vorrebbe meno vestiti sopra. Lo ignoro come sempre. Dal bagno fa il suo intervento persino la lavatrice, dicendo che i clazini che le ho buttato dentro erano davvero puzzolenti. Rispondo scocciato e perentorio "Profumali tu, se sei capace!" Gran chiusura della tv che trasmette,dopo le ultime parole di una fighetta slavata di Dawson’s Creek, le note di quella cagata di Topo Gigio. Mio Dio. Che pomeriggio orribile. Mi scoccia un pò ripetere il cantante dell’ultima volta. Ma nella giornata in cui i miei elettrodomestici e i miei mobili hanno deciso di parlare, ritorna alla memoria il frigorifero di FRANCESCO GUCCINI, il quale, durante il BLACK OUT, scatarrava versi futuristi. E sia. Mi manca solo qualcuno di cui approffittare al buio, o da sacrificare al dio di tutti i mobili e gli elettrodomestici…

La luce è andata ancora via, ma la stufa è accesa e così sia,
a casa mia tu dormirai, ma quali sogni sognerai
con questa luna che spaccherà in due le mie risate e le ombre tue,
i miei cavalli ed i miei fanti, il tuo Hesse sordo ed i tuoi canti,
tutti i ghiaccioli appesi ai fili, tutti i miei giochi e i tuoi monili,
i campanili, i pazzi, i santi e l’allegria.

E non andrà il televisore, cosa faremo in queste ore?
Rumore attorno non si sente, gochiamo a immaginar la gente,
corriamo a fare gli incubi indiscreti, curiosi d’ ozi e di segreti,
di quei pensieri quotidiani che a notte il sonno fa lontani
o che nel sogno sopra a un viso diventan urlo od un sorriso,
il paradiso, inferno, mani, l’ odio e amore.

Avessi sette vite a mano in ogni casa entrerei piano
e mi farei fratello o amante, marito, figlio, re o brigante
o mendicante o giocatore, poeta, fabbro, Papa, agricoltore.
Ma ho questa vita e il mio destino, e ora cavalco l’appennino
e grido al buio più profondo la voglia che ho di stare al mondo:
in fondo è proprio un gran bel gioco a far l’amore tanto e non bere poco.

E questo buio, che sollievo, ci dona un altro medioevo,
io levo dall’ oscurità tutta la nostra civiltà,
velocità di macchine a motore, follia di folla e di rumore
e metto ritmi più lontani, di bestie, legni, suoni umani,
odore d’olio e di candele, fruscìo di canapi e di vele,
il miele, il latte, i pani e il vino vero.

Ma chissà poi se erano quelli davvero tempi tanto belli
o caroselli che giriamo per l’ incertezza che culliamo
in questa giostra di figure e suoni, di luci e schermi da illusioni,
di baracconi in bene o in male, di eterne fughe dal reale
che basta un po’ d’ oscurità per darci la serenità,
semplicità, sapore, sale e ritornelli.

Non voglio tante vite a mano, mi basta questa che viviamo,
comuni giorni intensi o pigri, gli specchi ambigui dei miei libri,
le tigri della fantasia, tristezza ed ottimismo ed ironia.
Ma quante chiacchiere stavolta, che confusione a ruota sciolta,
lo so che è un pezzo che parliamo, ma è tanto bello, non dormiamo,
beviamo ancora un po’ di vino, che tanto tra due sorsi è già mattino.

Su sveglia e guardati d’ attorno, sta già arrivando il nuovo giorno,
lo storno e il merlo son già in giro, non vorrai fare come il ghiro…
Non c’è black-out e tutto è ormai finito e il vecchio frigo è ripartito,
con i suoi toni rochi e tristi scatarra versi futuristi…
Lo so siam svegli ormai da allora, ma qualche cosa manca ancora…
finiamo in gloria amore mio che dopo, a giorno fatto, dormo anch’io…

 

20
nov
05

Un veloce passaggio. Solo per dire che ho scoperto che il frigo di Via Chiarini 666 riflette anche dal corridoio alla cucina (che sia in realtà un mezzo di sorveglianza mascherato?). Volevo poi aggiungere due parole sul nano blues. Ordunque mi stavo recando un giorno alla suddetta tana, e stavo arrivando al bar che sembra essere sempre aperto. Quando di fianco alla porta vedo un grumo scuro. Subito non ho capito, ma poi mi rendo conto che si trattava di un nano di ceramica, di colore, con il sassofono. E lì ho iniziato a ridere come un pazzo. Mi sono immaginato il nano blues (l’ho ribattezzato prontamente così) che faceva da solo una jam session per gli avvenotri del bar all’aperitivo, oppure alla sera per intrattenere che aspettava di sfondarsi i timpani in discoteca. Ad ogni modo ieri sera, fuori dal bar c’erano tre ragazzi che suonavano durante l’aperitivo (non facile, visto il freddo che c’era) e iol nano blues era chiaramente li fuori con loro. A suonare anche lui. La serata, iniziata così ha proceduto per il meglio, o quasi. Ad ogni odo ho conosciuto Paolo, ragazzo davvero simpatico e gentile. Chiusura in bellezza con ascolto collettivo di Eskimo sotto casa mia. E visto che FRANCESCO GUCCINI mi ha regalato emozioni ieri sera, e in diversi altri momenti della mia vita, oggi io lo regalo a voi. Fatene buon uso.

ESKIMO

Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così,
l’ estate finiva più "nature" vent’ anni fa o giù di lì…
Con l’ incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci, in tasca "l’Unità",
la paghi tutta, e a prezzi d’ inflazione, quella che chiaman la maturità…

Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perchè,
ma tu non sei cambiata di tanto e se cos’ è un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent’ anni allora, i quasi cento adesso capirai…

Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente: diciamo che non c’ era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere, però
inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paletò…

E quanto son cambiato da allora e l’eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora e tu lo porteresti e non puoi più,
bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà:
tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent’ anni fa!

Ricordi fui con te a Santa Lucia, al portico dei Servi per Natale,
credevo che Bologna fosse mia: ballammo insieme all’ anno o a Carnevale.
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno che non ne fece un dramma o non lo so,
ma con i miei maglioni ero a disagio e mi pesava quel tuo paletò…

Ma avevo la rivolta fra le dita, dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai!
Perchè mi amavi non l’ ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché,
perchè fra i tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me…

Infatti i fiori della prima volta non c’ erano già più nel sessantotto,
scoppiava finalmente la rivolta oppure in qualche modo mi ero rotto,
tu li aspettavi ancora, ma io già urlavo che Dio era morto, a monte, ma però
contro il sistema anch’ io mi ribellavo cioè, sognando Dylan e i provos…

E Gianni, ritornato da Londra, a lungo ci parlò dell’ LSD,
tenne una quasi conferenza colta sul suo viaggio di nozze stile freak
e noi non l’ avevamo mai fatto e noi che non l’ avremmo fatto mai,
quell’ erba ci cresceva tutt’ attorno, per noi crescevan solo i nostri guai…

Forse ci consolava far l’ amore, ma precari in quel senso si era già
un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città.
L’amore fatto alla "boia d’ un Giuda" e al freddo in quella stanza di altri e spoglia:
vederti o non vederti tutta nuda era un fatto di clima e non di voglia!

E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho,
che nostalgia per quelli contro un muro o dentro a un cine o là dove si può…
E adesso che sappiam quasi tutto e adesso che problemi non ne hai,
per nostalgia, lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l’Hi-Fi…

Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perchè
se penso a quella che eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te.
Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là,
sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità…

Perchè a vent’ anni è tutto ancora intero, perchè a vent’ anni è tutto chi lo sa,
a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’ età,
oppure allora si era solo noi non c’ entra o meno quella gioventù:
di discussioni, caroselli, eroi quel ch’è rimasto dimmelo un po’ tu…

E questa domenica in Settembre se ne sta lentamente per finire
come le tante via, distrattamente, a cercare di fare o di capire.
Forse lo stan pensando anche gli amici, gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era più felici, pensando a chi s’ è perso o no a quei party…

Ed io che ho sempre un eskimo addosso uguale a quello che ricorderai,
io, come sempre, faccio quel che posso, domani poi ci penserò se mai
ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai:
ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai




Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.